Il primo ministro libanese, Nawaf Salam, ha preso la parola all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York il 25 settembre 2026, per affermare con forza la sovranità del suo Paese. Salam ha dichiarato che il futuro, la sicurezza e la stabilità del Libano non devono essere determinati da altre nazioni, né divenire oggetto di accordi conclusi senza il consenso di Beirut. L'intervento, datato 25 settembre 2026, ha posto al centro la posizione del governo libanese su guerra, cessate il fuoco e ritiro israeliano dal territorio.
“Il futuro del Libano non sarà deciso da altri al suo posto, né la sua sicurezza e stabilità potranno diventare il prezzo di accordi conclusi in sua assenza”, ha ribadito Salam.
Ha collegato questa affermazione alla linea costante di Beirut dall'inizio del conflitto, riaffermando la volontà del Libano di porre fine alla guerra e consolidare il cessate il fuoco. “La nostra posizione sulla guerra è stata chiara fin dall'inizio: volevamo porvi fine e vogliamo che il cessate il fuoco venga consolidato”, ha aggiunto.
La richiesta di ritiro israeliano
Nel discorso all'Assemblea Generale, Salam ha chiesto il ritiro di Israele da tutto il territorio libanese, fino ai confini internazionalmente riconosciuti. Il premier ha richiamato due riferimenti chiave per la posizione libanese: l'Accordo generale di armistizio del 1949 e la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. Questa richiesta è parte integrante della linea di Beirut per la fine della guerra e il rafforzamento del cessate il fuoco.
Il riferimento ai confini internazionalmente riconosciuti inquadra la posizione libanese presentata da Salam all'ONU. Il premier ha legato il ritiro israeliano al territorio libanese e al rispetto dei documenti citati. La sua formulazione unisce tre elementi: fine della guerra, cessate il fuoco consolidato e ritiro da tutto il territorio libanese.
Il quadro collegato all’UNIFIL
A margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Salam ha anche indicato la necessità di preparare una fase successiva all'UNIFIL nel Libano meridionale. La proposta per questa fase prevede il mantenimento di una presenza internazionale con compiti di sorveglianza.