Michele de Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, è intervenuto sul dibattito relativo all'ipotesi governativa di fissare un limite alla presenza di alunni stranieri nelle classi. La sua posizione, espressa a Bologna, si è focalizzata sulla gestione delle fragilità scolastiche e sulla necessità di garantire risorse agli istituti. De Pascale ha offerto un consiglio al governo, ritenendolo più praticabile: “dare gli strumenti alla scuola per affrontare la fragilità, a prescindere dalla nazionalità dei bambini”.
Il presidente ha collegato il tema alle dichiarazioni del ministro Valditara, pur premettendo la difficoltà di commentare provvedimenti non ancora formalizzati.
Dalle parole del ministro, de Pascale ha dedotto che l'intervento prospettato potrebbe essere circoscritto a un numero molto limitato di situazioni, concentrandosi in particolare su bambini e bambine arrivati di recente in Italia e non ancora inseriti in altri percorsi scolastici.
La priorità: condizioni sociali e risorse per la scuola
Analizzando la situazione attuale, il presidente dell’Emilia-Romagna ha osservato come, all'interno del sistema scolastico, la distinzione tra studente italiano e studente straniero abbia perso gran parte del suo significato operativo. Per de Pascale, il punto cruciale non risiede nella nazionalità degli alunni, bensì nella condizione concreta in cui studenti e le loro famiglie si presentano in classe.
Ha riconosciuto la validità del principio di una distribuzione equilibrata delle situazioni di fragilità tra le diverse classi, ma ha evidenziato un limite significativo nella sua applicazione pratica, specialmente in quei territori dove la concentrazione di tali situazioni di difficoltà è già molto elevata.
In questo scenario, de Pascale ha richiamato con forza l'attenzione sulla necessità di intervenire sulle dotazioni degli istituti scolastici. Ha posto un interrogativo fondamentale sul rapporto tra la composizione sociale delle classi e la disponibilità di personale scolastico: “È possibile dare la stessa dotazione di personale scolastico a una classe dove l'80-90% dei genitori ha due lauree e a una classe dove le famiglie vivono condizioni di fragilità, difficoltà e problemi sociali ed economici?”.
La sua proposta è chiara: modulare la forza e l'impegno della scuola sulla base delle diverse condizioni di fragilità riscontrate tra gli alunni, dissociando l'intervento dalla loro nazionalità o dalla specifica ubicazione geografica.