Un importante presidio è stato indetto per venerdì 2 ottobre 2026 ad Ascoli Piceno. L'appuntamento è fissato per le ore 18:30 in piazza Simonetti, proprio sotto la Prefettura, e mira a esprimere una ferma opposizione a diverse misure governative. La mobilitazione si concentra su tre fronti principali: il Disegno di Legge sull'antisemitismo, alcune controverse disposizioni del nuovo Ddl Scuola e l'allarmante incremento delle spese militari.

Gli organizzatori della protesta sottolineano una profonda interconnessione tra questi temi. Al centro della loro azione vi è la difesa degli spazi di dissenso, ritenuta fondamentale per una società democratica.

Si aggiunge il deciso contrasto a politiche che vengono percepite come discriminatorie verso le persone migranti. Infine, una richiesta pressante riguarda la riallocazione delle risorse pubbliche: destinare maggiori fondi a settori cruciali come la scuola, il welfare e i servizi pubblici, anziché proseguire con l'aumento del riarmo.

I punti chiave della contestazione

Il primo aspetto su cui si focalizza la mobilitazione è il Ddl antisemitismo, la cui votazione è prevista per la stessa data del presidio, il 2 ottobre 2026. Questo disegno di legge include un riferimento esplicito alla definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). I promotori del presidio esprimono forte preoccupazione, sostenendo che l'adozione di tale definizione potrebbe avere l'effetto di limitare la critica al sionismo e alle politiche dello Stato di Israele.

Questa potenziale limitazione del dibattito è vista come un rischio significativo per la libertà di espressione. Gli organizzatori temono in particolare le ricadute che l'applicazione di questa definizione potrebbe avere su specifiche categorie di persone, inclusi insegnanti, attivisti e sostenitori della causa palestinese, che potrebbero trovarsi a fronteggiare restrizioni o conseguenze indesiderate a causa delle loro posizioni critiche.

Le critiche al Ddl Scuola e le richieste per l'istruzione

Il secondo punto nevralgico della protesta riguarda il nuovo Ddl Scuola, che introduce diverse misure fortemente contestate. Tra queste spiccano l'introduzione di un limite del 30% di alunni stranieri per classe, una disposizione che gli organizzatori considerano potenzialmente segregante.

Altre misure criticate includono il divieto di indossare burqa e niqab all'interno degli istituti scolastici e l'introduzione di corsi di italiano specificamente rivolti ad alcuni genitori di studenti con background migratorio.

I promotori definiscono queste iniziative come discriminatorie e controproducenti per l'integrazione e l'inclusione. In alternativa, chiedono un radicale cambio di rotta, sollecitando maggiori investimenti nella scuola pubblica, l'assunzione di un numero adeguato di docenti specializzati in italiano L2 per supportare gli studenti non madrelingua e l'implementazione di politiche efficaci per ridurre le disuguaglianze nel sistema educativo. Il tema scolastico, quindi, viene strettamente collegato non solo alla gestione delle classi ma anche al delicato rapporto tra istituzioni, famiglie e studenti con un percorso migratorio.

Riarmo, risorse pubbliche e il costo della vita

Il terzo e ultimo tema centrale della mobilitazione è il riarmo e il conseguente aumento delle risorse destinate alla spesa militare, in un contesto di crescenti costi legati ai conflitti. I promotori contestano fermamente la scelta di indirizzare ingenti fondi pubblici verso le spese militari, specialmente in un momento di difficoltà economica generalizzata. La loro richiesta è chiara: che tali risorse vengano invece convogliate verso settori essenziali come la scuola, il welfare e i servizi pubblici, che rappresentano pilastri fondamentali per il benessere della comunità.

La piattaforma del presidio evidenzia inoltre un forte legame tra le spese militari e le difficoltà economiche quotidiane affrontate dalle famiglie.

Vengono citati esplicitamente l'aumento del costo della vita, l'onere delle bollette energetiche, il prezzo del carburante e le complessive difficoltà che le famiglie devono affrontare. Questi elementi sono posti in netta contrapposizione con la continua crescita delle risorse destinate al riarmo, evidenziando una priorità di spesa che, secondo gli organizzatori, non risponde alle reali esigenze della popolazione.