Il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, è intervenuto con fermezza il 2 ottobre 2026 a Bologna, esprimendo il proprio dissenso sull’ipotesi di istituire un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) nel capoluogo regionale. Il commento di de Pascale è giunto a margine di un evento pubblico, in seguito all’annuncio del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, relativo alla volontà del governo di creare sei nuovi CPR a livello nazionale, con la specifica indicazione che, per l’Emilia-Romagna, la struttura potrebbe sorgere proprio a Bologna.

De Pascale ha collegato direttamente la scelta di nominare esplicitamente Bologna alle modalità e ai tempi con cui la questione è stata presentata. Il presidente ha infatti dichiarato che tale indicazione specifica per la città di Bologna, a differenza di altre situazioni in cui si è parlato genericamente di "destinazioni regionali", è da ascrivere a chiare finalità di campagna elettorale. Secondo de Pascale, l’obiettivo sarebbe quello di "fare campagna elettorale e fare discussioni", strumentalizzando un tema delicato per fini politici.

Critiche sui tempi e sulla gestione del confronto

Nel suo intervento, il presidente de Pascale ha sollevato forti critiche anche in merito ai tempi dell’iniziativa governativa.

Ha sottolineato come l’esecutivo sia al potere da quattro anni e che decisioni di tale portata vengano annunciate solo negli ultimi sei mesi del mandato. Pur avendo sempre manifestato la propria disponibilità al confronto, al dialogo e all’ascolto su queste tematiche, de Pascale ha definito la modalità scelta dal governo come "tipica della campagna elettorale", evidenziando una mancanza di serietà e di reale volontà di collaborazione istituzionale.

Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, è intervenuto sulla questione, adottando una linea di prudente attesa prima di esprimere una valutazione definitiva. Lepore ha chiarito che commenterà la notizia solo quando riceverà una comunicazione istituzionale ufficiale.

Ha affermato di "fare fatica a esprimermi su cose che non conosco", precisando che, al momento, il Comune non ha ricevuto alcuna informazione formale o indicazione precisa in merito alla possibile localizzazione del CPR.

I Centri di permanenza per il rimpatrio: una panoramica

I Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR) rappresentano una componente fondamentale del sistema italiano dei centri per l’immigrazione. Secondo quanto indicato dalla scheda del Ministero dell’Interno dedicata ai centri per l’immigrazione, gli stranieri che giungono in Italia in modo irregolare e che non presentano una richiesta di protezione internazionale, o non ne possiedono i requisiti, vengono trattenuti all’interno dei CPR.

Questa procedura è regolamentata dall’articolo 14 del decreto legislativo 286 del 1998.

La medesima scheda istituzionale specifica che i CPR sono stati istituiti con l’obiettivo primario di consentire l’effettiva esecuzione dei provvedimenti di espulsione emessi dalle Forze dell’ordine. È in questo contesto normativo e funzionale che si inserisce il recente dibattito e il riferimento alla possibile realizzazione di una nuova struttura a Bologna, un tema che sta alimentando il confronto politico e istituzionale tra gli enti locali e il governo centrale.