Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha delineato a Trieste, il 5 ottobre 2026, le prospettive per il nucleare in Italia. Intervenendo a margine del Festival del cambiamento, il ministro ha indicato come orizzonte temporale per l'avvio di un concreto percorso di valutazione la fine della prima metà del prossimo decennio. Questo processo è strettamente legato a una serie di approfondite valutazioni tecniche e produttive attualmente in corso, che mirano a definire il futuro energetico del Paese.

Pichetto Fratin ha specificato che le sue valutazioni personali convergono con quelle degli esperti del settore, affermando: “Le valutazioni che posso fare anch'io è di iniziare un ragionamento entro la fine della prima metà del prossimo decennio”.

Questa dichiarazione sottolinea che la questione del nucleare si trova ancora in una fase di esame e analisi, priva di indicazioni su siti specifici, impianti già definiti o decisioni operative immediate. Il ministro ha inoltre evidenziato come la stima di questi tempi sia frutto di un’attenta consultazione con analisti, il sistema produttivo nazionale, l’industria e i rapporti di ricerca internazionale con altri Paesi all’avanguardia nel settore.

Il Futuro dell'Energia: SMR e AMR al Centro delle Valutazioni

Un aspetto cruciale delle dichiarazioni del ministro riguarda la taglia degli impianti presi in considerazione per il potenziale ritorno del nucleare. Pichetto Fratin ha ribadito che la stima dei tempi è basata sulle analisi di esperti e sull'evoluzione tecnologica globale, precisando: “La nostra valutazione è su impianti di piccola stazza, quindi i cosiddetti SMR o, più avanti, AMR”.

Questo passaggio è fondamentale in quanto distingue chiaramente tra i Small Modular Reactors (SMR), considerati per una fase iniziale di valutazione e implementazione, e gli Advanced Modular Reactors (AMR), visti come un’opzione successiva e più avanzata nel lungo termine.

Gli SMR, al centro del dibattito pubblico sul nuovo nucleare, sono reattori progettati con dimensioni e potenza significativamente inferiori rispetto alle centrali nucleari tradizionali. Questa caratteristica di “piccola stazza” è stata esplicitamente richiamata dal ministro a Trieste, confermando l'orientamento verso soluzioni più flessibili e potenzialmente più rapide da realizzare, in linea con l'orizzonte temporale indicato per la prima metà del prossimo decennio.

L'Applicazione Navale: Un Precedente Significativo

Il tema dei nuovi piccoli reattori nucleari non è una novità nelle dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin. Già il 5 giugno 2026, in occasione del Festival di Green&Blue, il ministro aveva affrontato l'argomento, suggerendo una possibile prima applicazione di queste tecnologie nel settore delle navi mercantili italiane. In quell'occasione, era stato fatto un esplicito riferimento a Fincantieri, ipotizzando l'impiego di reattori con una potenza contenuta, stimata nell’ordine di 10, 15 o 20 megawatt. Questo scenario era stato inserito nel contesto più ampio del ritorno del nucleare in Italia, evidenziando le molteplici sfaccettature e le potenziali innovazioni che questa scelta energetica potrebbe portare al Paese.