La campagna elettorale del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha formalmente annunciato, in data 14 ottobre 2026, l'intenzione del Partito dei lavoratori (PT) di presentare una denuncia contro Meta presso l'Organizzazione degli Stati americani (OAS). L'accusa mossa è di presunta ingerenza elettorale, in vista del cruciale ballottaggio del 25 ottobre che vedrà Lula contrapposto al candidato di destra Flávio Bolsonaro. Il PT sostiene con fermezza che la società proprietaria di piattaforme social abbia intenzionalmente penalizzato la visibilità dei contenuti legati alla campagna di Lula, una tesi che Meta, dal canto suo, respinge categoricamente, attribuendo eventuali problematiche a meri disservizi tecnici.
Nello specifico, il Partito dei lavoratori accusa Meta di aver attuato una limitazione sistematica della visibilità dei contenuti pro-Lula sulla piattaforma Instagram, oltre a un presunto blocco di diversi annunci pubblicitari essenziali per la campagna. La contestazione si concentra sulla diffusione dei messaggi elettorali nell'imminenza del secondo turno, un periodo di massima importanza per la comunicazione politica. Meta, tuttavia, ha categoricamente escluso qualsiasi forma di trattamento differenziato basato su affiliazioni politiche, ribadendo che i problemi segnalati dalla campagna di Lula sarebbero riconducibili esclusivamente a questioni di natura tecnica, senza alcuna implicazione di parzialità.
Il ricorso al Tribunale Superiore Elettorale
Parallelamente all'azione internazionale, il Partito dei lavoratori ha formalmente presentato un ricorso anche al Tribunale Superiore Elettorale (TSE) brasiliano. L'organo giudiziario ha prontamente richiesto a Meta di fornire chiarimenti esaustivi in merito alle presunte restrizioni applicate e ai criteri specifici utilizzati per la diffusione dei contenuti sulle sue piattaforme. La richiesta del tribunale è particolarmente dettagliata e mira a ottenere informazioni precise sulle misure adottate per gli account ufficiali del presidente Lula, nonché sulle anomalie riscontrate dalla campagna nelle metriche di visualizzazione dei video pubblicati.
La campagna di Lula ha denunciato una serie di presunti problemi tecnici che, a suo dire, avrebbero avuto un impatto diretto e negativo sui contenuti del candidato, favorendo indirettamente il suo avversario, Flávio Bolsonaro.
Tra gli elementi più contestati figurano una significativa riduzione della diffusione delle pubblicazioni, il blocco arbitrario della promozione di post all'interno del feed di Instagram e inspiegabili anomalie nel conteggio delle visualizzazioni. Il TSE, riconoscendo la gravità delle accuse, ha specificamente chiesto a Meta di fornire informazioni puntuali e "profilo per profilo" riguardo a tutte le misure applicate agli account coinvolti, al fine di accertare la veridicità delle denunce.
La posizione di Meta e le sue difese
Meta, la multinazionale che detiene il controllo di piattaforme globali come Facebook, WhatsApp e Instagram, ha fermamente respinto l'accusa di parzialità politica. La società ha dichiarato che le contestazioni mosse dalla campagna di Lula non trovano alcun riscontro nei fatti e ha sottolineato che molti dei problemi tecnici citati non avrebbero avuto un impatto esclusivo sul Brasile o su account specifici.
La posizione ufficiale dell'azienda rimane saldamente ancorata alla piena conformità con le normative elettorali vigenti e alla totale assenza di trattamenti politici differenziati, garantendo un approccio neutrale e imparziale.
Il dibattito tra la campagna di Luiz Inácio Lula da Silva e Meta, con l'intervento del Tribunale Superiore Elettorale, evidenzia le crescenti tensioni legate all'influenza delle piattaforme digitali sui processi democratici. La questione solleva interrogativi fondamentali sulla trasparenza degli algoritmi e sulla responsabilità delle grandi aziende tecnologiche nel garantire un'equa competizione elettorale, in un contesto dove la comunicazione online gioca un ruolo sempre più determinante per l'esito delle votazioni.