Gli Stati Uniti hanno annunciato l'imposizione di sanzioni dirette contro la Corte Penale Internazionale (Cpi). La notizia, diffusa dal Dipartimento del Tesoro, è stata comunicata il 9 ottobre 2026, alle ore 16:36, da New York. Questa drastica misura rappresenta una significativa stretta da parte di Washington nei confronti dell'istituzione giudiziaria internazionale.
La decisione statunitense giunge in un momento particolarmente rilevante, poco dopo l'assegnazione del prestigioso Premio Nobel per la Pace a Pillay, già nota come ex giudice della Cpi.
L'annuncio del Tesoro sottolinea un intervento deciso degli Stati Uniti contro la Corte, evidenziando una crescente tensione nei rapporti tra Washington e l'organismo internazionale.
Le sanzioni e le motivazioni di Washington
Le sanzioni annunciate dal segretario di Stato Marco Rubio prevedono il blocco di qualsiasi bene appartenente alla Corte Penale Internazionale che si trovi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti. Un ulteriore aspetto cruciale di queste misure è l'imposizione di un termine di sei mesi: entro questo periodo, tutte le persone e le aziende statunitensi che intrattengono rapporti d'affari con la Cpi dovranno interromperli e chiudere ogni legame.
Rubio ha giustificato questa mossa accusando la Corte Penale Internazionale di essere un'istituzione politicizzata, che persegue ingiustamente e illegalmente cittadini statunitensi e israeliani con l'accusa di crimini di guerra.
In un messaggio video diffuso attraverso i social media, il segretario di Stato ha espresso con fermezza la posizione di Washington, dichiarando: “We will ban transactions with this rogue court, cutting off their resources and crippling its ability to operate against us”. Questa affermazione sottolinea la volontà degli Stati Uniti di limitare drasticamente le capacità operative della Corte.
La risposta della Corte Penale Internazionale
La Corte Penale Internazionale ha reagito con fermezza alla decisione degli Stati Uniti, respingendo categoricamente le sanzioni. L'istituzione ha definito le misure statunitensi un vero e proprio attacco allo stato di diritto e alle fondamenta stesse dell'ordine legale internazionale.
La presidente della Cpi, Tomoko Akane, ha ribadito con decisione l'impegno della Corte, dichiarando che essa continuerà a svolgere il proprio mandato con la massima indipendenza e imparzialità. L'operato della Cpi, ha precisato Akane, si baserà esclusivamente sulla legge e sulle prove, con l'obiettivo primario di garantire giustizia per le vittime di crimini gravi.
In questo scenario di crescente tensione, l'assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Pillay, riconosciuta come ex giudice della Corte Penale Internazionale, assume un significato particolare. L'evento, pur essendo cronologicamente precedente all'annuncio delle sanzioni del Dipartimento del Tesoro, si inserisce in un contesto di attenzione internazionale verso la Corte e i suoi membri.