Voci di corridoio davano per il 10 agosto, all'aeroporto di Fiumicino, l'astensione dal lavoro di molti dipendenti Alitalia che, secondo questi stessi "rumors", si sarebbero tutti muniti di certificato medico per non fare apparire l'assenza come uno sciopero. Perché questo stratagemma? In alcuni settori essenziali, come il trasporto pubblico, il diritto di sciopero è regolamentato per tutelare i diritti dei cittadini-utenti di beneficiare dei servizi essenziali garantiti dalla Costituzione. Per questo in Italia, dal 1990, esiste l'Autorità di Garanzia scioperi che, in base alla legge n° 146 del 1990, monitora gli scioperi in settori che forniscono servizi primari ai cittadini.

Alla fine, a Fiumicino, quanto immaginato non è avvenuto ma partiamo da questa notizia per ricordare quali siano le responsabilità dei medici che firmano il certificato di malattia. La procedura è cambiata nel 2010: fino a tale anno, il lavoratore si presentava dal proprio medico curante, che rilasciava il certificato medico con la prognosi (giorni di assenza dal lavoro). Il lavoratore doveva poi spedire all'INPS, per raccomandata, una copia del certificato e consegnarne una seconda copia al datore di lavoro. Code in posta per spedire la raccomandata, parenti che venivano incaricati di consegnare il certificato al datore di lavoro, una trafila incredibile. Da notare che il lavoratore poteva andare dal medico anche successivamente, nel senso che poteva chiedere al medico di scrivere che era ammalato dal giorno prima, ad esempio.

I primi tre giorni di assenza per malattia sono a carico del datore di lavoro ed i successivi dell'INPS. Ma in sostanza, è sempre il datore di lavoro a pagare il dipendente, per poi rivalersi sull'INPS. Nel 2010 è stata introdotta una nuova procedura, l'invio online dei certificati di malattia da parte degli stessi medici.

Quindi, il medico fa la visita e spedisce all'INPS, via online, il certificato di malattia (entro 24 ore). Nel sito INPS troviamo alcune risposte a medici (FAQ):

- con il certificato di malattia, il medico attesta di avere visitato il lavoratore; attesta "in scienza e coscienza" non la malattia ma l'incapacità di lavorare a causa di una infermità che il medico, il giorno della visita, direttamente constata.

- il certificato di malattia è l'attestazione scritta di un fatto di natura tecnica destinata a provare la verità di fatti direttamente rilevabili dal medico (art. 7 del DPCM 26/3/2008).

E' quindi evidente che il medico, non essendo un semplice "scriba" che agisce sotto dettatura, non può certificare che "ieri" il lavoratore fosse ammalato: semplicemente perché "ieri" non lo ha visitato. Questo il motivo per cui il sistema informativo INPS non accetta l'invio di certificati con data di emissione "oggi" ed inizio prognosi "ieri".

- l'INPS ricorda che il medico che emette un certificato senza avere visitato il lavoratore, incorre nel reato di falso ideologico (Cassazione Penale sentenza n.

4451 del 29/1/2008).

L'articolo 459 del Codice Penale è quello che prevede il reato di falsità ideologica in atti pubblici che potrebbe coinvolgere il medico ed il certificato di malattia (che attesta il vero fino a querela di falso). Quale pena prevede questo articolo del Codice Penale ? Reclusione da 3 a 10 anni per chiunque, "nell'esercizio delle sue funzioni, forma in tutto o in parte, un atto falso o altera un atto vero". Conclusione: dottori, attenzione a quello che scrivete ed inviate all'INPS.

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