Pericolosi retroscena al di fuori dell'Unione Europea, sì, perché l'Oms pare ritrattare i dati offerti in materia di cancerogenità della carne rossa  o almeno non più del vizio del fumo o del contatto con l'amianto. I chiarimenti arrivano da Kurt Straif, lo studioso che ha diffuso la notizia che ha messo in allarme consumatori, venditori e l'intero Paese. Che il consumo della carne portasse a una maggiore predisposizione allo sviluppo di un tumore è un fatto dibattuto da tempo, ma mai giunto a una sua teoria definitiva in mancanza di prove sufficienti per avvallare l'ipotesi.

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E a quanto sembra, nemmeno stavolta si è arrivati ad averle, in considerazione delle ultime dichiarazioni dall'Oms che porta ad un altro importante quanto limitato scenario in merito ai prodotti utilizzati quali campioni nelle sperimentazioni. 

Oms e Straif, i dati della ricerca sono parziali

Lo scienziato Kurt Straif ha diffuso altre informazioni importanti in materia di correlazione tra il consumo di carne rossa, insaccati con particolare tipologia di conservazione e tumore, ammettendo che la ricerca e i dati offerti sono ancora troppo poco attendibili per costituire una tesi valida che possa in qualche modo stabilire 'la causa del cancro' con uno stile di vita con alto consumo di tale alimento.

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Straif ha mantenuto invariata la sua teoria sulla presenza di rischi, ma allo stesso tempo ha affermato che i risultati finali della ricerca pubblicati sulla rivista Lancet oncology saranno resi noti nella seconda metà del prossimo anno, questo anche perché non ci sono prove sufficienti per avere la certezza del legame tra carne rossa e tumori. È la stessa Oms a considerare ora dati parziali quelli che ha diffuso con tanta benevolenza, mettendo in allarme consumatori o meno.

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Percentuali di rischio poco attendibili, almeno per il momento, perché gli studi sono ancora in fase di definizione e sopratutto i campioni utilizzati non sono presenti nell'UE. Ma come? È anche possibile pensare che la percentuale di rischio sia valida solo per 'i soggetti oltreoceano'? 

Il campione di insaccati non presenti nell'UE

In base agli ultimi chiarimenti di Straif, l'alta percentuale di rischio di ammalarsi di tumore con un alto consumo di carne rossa non sono gli europei, che non mangerebbe  - e non potrebbero farlo - la stessa carne utilizzata da campione per la ricerca.

La 'ritrattazione' secondo l'Ordine dei medici veterinari di Milano,trova conferma della modalità degli studi dell'Oms, svolti con campioni di insaccati la cui conservazione e le operazioni di fissaggio di sapidità e gusto sono state effettuati non presenti nell'Unione Europea e tanto meno in Italia. Sembrerebbe infatti che la ricerca e le analisi per stabilire la correlazione della carne rossa con un maggiore rischio di sviluppare la malattia sia stata portata avanti con campioni di carne proveniente dal suolo americano, in cui non si utilizzano le stesse sostanze di conservazione e non vi sono gli stessi controlli nella produzione e derivazione della carne obbligatori nell'Unione Europea e ancora di più in Italia.

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Ritrattazione dell'Oms per timore che l'allarme di diffonda maggiormente e che comporti dei danni nella commercializzazione e - come molti hanno azzardato - nell'intero sistema economico? Stando anche agli aggiornamenti di oggi 6 novembre, non hanno certo tutti i torni coloro che hanno pubblicato gli slogan 'Io mangio la carne rossa e mene f***o'. È infatti difficile seguire tutte le informazioni, ritrattazioni e successivi retromarcia dell'Organizzazione, che diffonde dei dati importanti - consapevole della 'bufera' che avrebbe sollevato, e poi li ritratta con la stessa facilità, dichiarandoli dati imparziali.

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