Quando finalmente alla sera ci addormentiamo, dopo una giornata carica di stress e impegni, il sollievo maggiore lo ha quella lampadina che è sempre accesa: la nostra mente. Quando arriva il sonno, la sua luce si affievolisce e possiamo così recuperare tutte le energie consumate a stare concentrati a pensare e a ripensare a qualcosa.

Il troppo pensare, la cosiddetta ruminazione mentale (in inglese overthinking), conduce a una vera e propria spossatezza perché provoca un dispendio di energie molto elevato. A volte ci si sente svuotati da quella spirale di pensieri collegati tra loro che si susseguono, si scontrano con altri e si ingigantiscono.

A volte invece il pensiero è solo uno - quando si dice avere un 'chiodo fisso' -. Piantato saldamente nella nostra mente, sta lì e non si sposta e si appropria di tutto lo spazio, diventando sempre più invadente e finendo per attirare a sé ogni minuto della giornata, creando disagio e stanchezza.

I tipi di ruminazione mentale

Ci sono diversi tipi di ruminazione mentale:

- Possiamo rimuginare sul passato, pensando a tutti gli errori che abbiamo commesso, adottando un atteggiamento negativo e di rammarico. Ci sembra di avere fallito tutto e ci deprimiamo seguendo questi pensieri;

- Possiamo rimuginare sul futuro: diventiamo ansiosi perché il timore e la paura di quello che potrebbe accadere un domani prende il sopravvento.

- Focalizziamo i nostri pensieri su un torto o un'offesa che abbiamo subito, alimentando un atteggiamento rabbioso

Sebbene esistano diversi tipi di ruminazioni, tutti hanno la stessa conseguenza: coinvolgono la nostra mente al 100%, ostacolando la capacità di cercare soluzioni.

Come smettere di pensare troppo

Susan Nolen-Hoeksema, psicologa americana, ha provato a sfatare il mito secondo cui pensare alle cause risolve i problemi.

La psicologa sostiene esattamente il contrario: cristallizzarsi e provare in ogni modo a incastrare i pensieri cercando di farli combaciare esattamente come se fossero pezzi di un puzzle, non porta da nessuna parte. Anzi, complica la situazione.

Spesso d'altronde, vorremmo un pulsante che ci consentisse di spegnere volontariamente il flusso incontrollato di pensieri che ci "perseguita".

Purtroppo tale pulsante non esiste, quindi è importante trovare strategie alternative.

Una soluzione la propone Lev Tolstoj: lo scrittore suggerisce di imparare a controllare la mente, di provare a cambiare il modo di pensare. Solo in questo modo le nostre azioni seguiranno la direzione del pensiero. La Nolen-Hoeksema invece, suggerisce di rassegnarsi davanti al fatto che ci sono domande, situazioni e circostanze che semplicemente non hanno risposta. Esistono infatti domande di cui non conosciamo la risposta, ma ce ne sono anche tante altre che semplicemente una risposta non ce l'hanno, a volte mai, a volte in quel preciso momento.Un'altra soluzione potrebbe essere quella di smettere di porsi interrogativi, e cominciare a fare qualcosa di concreto.

Talvolta, sperimentare e smettere di ragionare può essere molto più utile ed efficace che pensare e ripensare.

Il filosofo indiano Vivekananda una volta disse: ''Noi siamo come i nostri pensieri ci hanno fatto, perciò state attenti a cosa pensate''

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