In base alle proiezioni è candidata a divenire nel giro di pochi anni una delle principali cause di morte [VIDEO], eppure la broncopneumopatia cronica ostruttiva per gran parte degli italiani resta una patologia semi sconosciuta. La confusione in materia è davvero tanta: alcuni la definiscono "una malattia stagionale" altri affermano che è "una malattia ereditaria". Molti sono erroneamente convinti che si possa curare con dei semplici rimedi naturali ecc.

Sorprendenti i risultati che emergono da alcune indagini

I dati che emergono da alcune indagini condotte da Doxapharma, finalizzate a verificare sia la conoscenza della malattia che quella che è l’esperienza dei pazienti, sono a dir poco sorprendenti.

Una di queste indagini si è concentrata su di un campione di 1.000 adulti, tutti over 40 e di genere maschile e femminile. Il risultato fa emergere una percezione sbagliata della malattia che è abbastanza preoccupante, sopratutto perché è relativa alla fascia di popolazione (quella degli over 40) ritenuta più a rischio.

A detta del Professor Francesco Blasi - docente presso l’Università di Milano - nel nostro paese si possono stimare in circa 5 milioni i pazienti affetti da una qualche forma di BPCO e, tra questi, almeno il 50% presenta una forma moderata-grave o grave, vale a dire persone in cui la funzione respiratoria presenta delle alterazioni significative. In una lista di patologie note, la conoscenza della Bpco figura addirittura all’ultimo posto dietro ad altre patologie come ipertensione, diabete, asma ecc.

Sorprendenti i dati dell'indagine

Poco più di un Italiano su 2 sa infatti che essa è una malattia diffusa, nonostante ben il 73% abbia la consapevolezza che si tratti di una malattia cronica. Circa l’83% ammette la preoccupante tendenza a sottostimarne la gravità [VIDEO]. Su quelle che sono le cause c’è invece più di certezza, anche se non manca un po' di confusione. Due terzi delle persone interpellate hanno indicato in maniera corretta fra le cause principali il fumo, l’inquinamento e l’ambiente di lavoro non sano.

Ma vi è anche chi erroneamente indica la scarsa igiene personale, lo stress, cattive abitudini alimentari o una predisposizione genetica alla malattia (ereditarietà). Nonostante tutti percepiscano come grave la patologia, poco più del 50% della popolazione riconosce la necessità di ricorrere ad un uso regolare e quotidiano dei farmaci, qualora si sia esposti a fattori di rischio come il fumo. Mentre il restante 50% o non sa esprimersi o pensa che sia sufficiente ricorrere ai farmaci solo in caso di bisogno.