La recente morte per avvelenamento da sostanze radioattive della modella Imane Fadil, testimone del processo a carico di Silvio Berlusconi, ha suscitato la focalizzazione su questo tipo di omicidio tanto che alcune testate giornalistiche l'hanno identificato come “delitto perfetto”. Il professore di Diagnostica per immagini Angelo Del Sole dell'Università degli Studi di Milano spiega che non è semplice appropriarsi di queste sostanze e ci offre un quadro accurato degli effetti devastanti che procurano alla vittima che inevitabilmente arriva al decesso. Queste sostanze colpiscono le cellule del sangue prevalentemente del midollo osseo, causando così una riduzione della produzione cellulare.

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Il professore Del Sole spiega l'avvelenamento per radioattività

La morte causata da avvelenamento da sostanze radioattive non è così semplice come inizialmente potrebbe sembrare. Il professore di Diagnostica dell'Università degli Studi di Milano in una intervista fatta alla testata giornalistica “AdnKronos” ha precisato che entrare in contatto con questa tipologia di sostanze non è casuale, né accidentale.

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Dunque è ragionevole pensare che la modella Imane Fadil sia stata avvelenata appunto con una dose radioattiva per via iniettiva oppure aerodigestiva (ovvero tramite l'assunzione di bevande contaminate da tali sostanze). Una volta entrata nell'organismo, questa radioattività attacca le cellule più sensibili del corpo, come quelle del midollo osseo. La condizione per cui vengono attaccate queste cellule prende il nome di aplasia midollare o anemia aplastica che rallenta la produzione di cellule di sangue nel midollo osseo fino a procurare la morte. L'unica cura contro l'avvelenamento da radiazioni è un trapianto tempestivo di midollo osseo.

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La motivazione per cui si parla di 'delitto perfetto'

L'esperto inoltre spiega che non esiste un metodo per indicare che la causa del decesso sia la radiazione, ma solamente la patologia che ne ha determinato la morte. Quindi non sarebbe possibile risalire alle cause. Inoltre, le sostanze radioattive con il passare del tempo diventa sempre più difficile identificarle su un cadavere, fino a rendere qualsivoglia tentativo impossibile.

Questo processo di riduzione progressiva in ambito scientifico viene denominato “decadimento”, il tempo che trascorre affinché avvenga il decadimento invece è definito “emivita”.

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