I test per la sperimentazione di un vaccino e l'effetto che può avere sull'uomo saranno svolti in Inghilterra, su un campione di 550 volontari sani, che si metteranno a totale disposizione delle autorità sanitarie. Nel progetto c'è la fondamentale presenza di una storica azienda italiana, l’Irbm di Pomezia, azienda farmaceutica che da anni collabora con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford.

Il vaccino contro il Covid-19

L’intenso lavoro dei ricercatori ha portato all’identificazione di un vaccino valido per la sperimentazione umana, in quanto, come spiega Piero Di Lorenzo: “È stata sufficientemente testata la non tossicità ed efficacia del vaccino sulla base dei risultati di laboratorio, che sono particolarmente efficaci”.

Sulla base di questi dati, l’Irbm ha deciso di produrre un primo lotto del vaccino da spedire in Inghilterra, dove verrà testato su 550 soggetti volontari sani e, dopo la somministrazione, il vaccino dovrà essere sottoposto al vaglio della comunità scientifica per poterlo diffondere su larga scala. Solo in caso di esito positivo l’azienda farmaceutica procederà alla massiccia produzione con la previsione “di rendere utilizzabile il vaccino già a settembre per usarlo su personale sanitario e Forze dell’Ordine”.

Il principio adoperato per la produzione del vaccino è quello di inserire nell’organismo umano la proteina spike, arma aggressiva del Covid-19, attraverso un adenovirus, ovvero un vettore.

In questo modo si permette al sistema immunitario di attivarsi per produrre gli anticorpi necessari a contrastarlo e quindi, di conseguenza, contrastare la malattia e il contagio.

Per produrre un quantitativo sufficiente del vaccino, l’azienda farmaceutica si sta adoperando, come annunciato dal suo amministratore delegato, Piero Di Lorenzo “In una trattativa per un finanziamento di rilevante entità con un pool di investitori internazionali e vari Governi interessati a velocizzare lo sviluppo e la produzione industriale del vaccino”.

Grazie all’Irbm (e ad altri istituti di ricerca che lavorano su altri vaccini), l’Italia resta in prima linea nella lotta al virus, facendo leva su tutte le sue forze e contando su un team di ricercatori ed esperti che già nel 2015 hanno messo a punto e prodotto il vaccino contro l’ebola. Al momento comunque, non bisogna creare false illusioni, e restano in vigore tutte le norme e le regole che tutti conosciamo, per evitare il propagarsi della pandemia.

In più, non si può sapere se il vaccino, una volta passato alla sperimentazione umana, non possa mostrare qualche limite che lo renda inutilizzabile.

Sicuramente tra le regole principali di cui non bisogna assolutamente dimenticarsi si evidenziano gesti molto semplici ma eccessivamente efficaci contro la proliferazione del virus, come lavarsi spesso le mani per almeno 20 secondi, starnutire e tossire nella piega del gomito, mantenere una distanza di almeno un metro con le persone ed evitare di toccarsi bocca ed occhi se le mani non sono pulite.

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