La chirurgia dell’ospedale di Pesaro è stata inclusa in un importante studio nazionale sulla chirurgia del tumore del pancreas, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Updates in Surgery. La struttura pesarese figura tra i centri italiani che hanno partecipato a questa vasta mappatura dell’attività chirurgica pancreatica nel Paese, realizzata in collaborazione con le principali realtà sanitarie nazionali. L'indagine ha esaminato un campione significativo di pazienti, fornendo dati cruciali per l'ottimizzazione delle cure.

Lo studio ha analizzato retrospettivamente un totale di 3.455 pazienti sottoposti a intervento chirurgico per adenocarcinoma pancreatico in 29 differenti centri italiani, coprendo un arco temporale che va dal 2018 al 2021. L'obiettivo primario della ricerca è stato valutare gli esiti postoperatori a 90 giorni, ponendo particolare attenzione alla correlazione tra questi e il volume di interventi eseguiti da ciascuna struttura. I risultati hanno evidenziato una chiara tendenza: una significativa riduzione della mortalità a 90 giorni nei centri che registrano un alto o altissimo volume di interventi, in confronto a quelli con casistiche chirurgiche più limitate.

L'impatto dei volumi chirurgici e la classificazione dei centri

Il lavoro scientifico, pubblicato su Updates in Surgery, ha introdotto una precisa classificazione dei centri partecipanti basata sul volume annuo di chirurgia pancreatica. Questa categorizzazione distingue i centri in quattro fasce: quelli a basso volume, con un numero di interventi compreso tra uno e dieci all'anno; i centri a medio volume, che effettuano da 11 a 50 operazioni; le strutture ad alto volume, con un range di 51-100 interventi; e infine i centri ad altissimo volume, che superano i 100 interventi chirurgici annuali. L'indicatore chiave per la valutazione dell'efficacia e della sicurezza è stato, come menzionato, la mortalità postoperatoria a 90 giorni.

Analizzando il campione totale di pazienti, è emerso che 26 sono stati operati in centri a basso volume, 1.103 in strutture a medio volume, 322 in quelle ad alto volume e ben 2.004 in centri ad altissimo volume. Un dato significativo riguarda il tasso complessivo di resezione, che ha raggiunto il 90,7%, corrispondente a 3.134 casi su 3.455. I restanti pazienti sono stati indirizzati a esplorazione o a interventi di chirurgia palliativa. La comparazione dei dati ha rivelato una chiara correlazione tra il volume di interventi e gli esiti: la mortalità a 90 giorni tra i casi resecati si è attestata al 10% nei centri a basso volume, scendendo al 5,3% in quelli a medio volume, al 5,1% nei centri ad alto volume e raggiungendo il valore più basso, il 3,4%, nei centri ad altissimo volume.

Questi dati sottolineano l'importanza della centralizzazione delle cure per il tumore al pancreas.

L'importanza delle Pancreas Units e l'eterogeneità delle cure

La ricerca sottolinea l'importanza dei criteri di accreditamento delle Pancreas Units, definiti dal Ministero della Salute con l'obiettivo di contrastare la frammentazione delle cure e garantire standard elevati. Nonostante questi sforzi, lo studio ha evidenziato una persistente eterogeneità nella gestione dell’adenocarcinoma duttale pancreatico sul territorio italiano. In particolare, i dati indicano che circa il 21,5% dei pazienti potrebbe essere curato in centri che non soddisfano i requisiti minimi stabiliti per le Pancreas Units. Inoltre, un ulteriore 5,9% dei pazienti riceve assistenza in centri classificati ad alto volume, ma che presentano comunque una mortalità a 90 giorni superiore alla soglia del 5%. Questi risultati rafforzano la necessità di un'applicazione più omogenea e rigorosa dei protocolli per migliorare ulteriormente gli esiti clinici per i pazienti affetti da tumore al pancreas.