Il consigliere regionale civico Nilo Arcudi ha espresso una ferma posizione riguardo all’ipotesi di ridimensionamento dell’ospedale “San Matteo” di Spoleto, un tema divenuto centrale nel dibattito sul nuovo Piano sanitario regionale. La sua principale preoccupazione verte sulla possibile cancellazione della struttura spoletina dal ruolo di Ospedale DEA (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) e di Punto materno-infantile. Questa eventualità, secondo Arcudi, porrebbe Spoleto e l’intera Valnerina di fronte a un’alternativa ritenuta inaccettabile: il declassamento del “San Giovanni” di Foligno a una mera struttura ambulatoriale e riabilitativa, oppure l’integrazione con il DEA di II livello di Terni, ma solo come ospedale di supporto.
Arcudi ha definito una tale decisione come “inaccettabile” non solo per Spoleto, ma per l’intera area della Valnerina. Il consigliere ha sottolineato con forza come una scelta di questo genere “tradirebbe gli impegni elettorali” precedentemente assunti, indebolendo in modo significativo la rete ospedaliera umbra nel suo complesso. A suo avviso, ciò comporterebbe una grave penalizzazione del diritto fondamentale alla sanità pubblica per i cittadini di Spoleto e, più in generale, per l’area del cratere sismico, già provata. Nella sua analisi critica, Arcudi ha anche evidenziato come l’ospedale di Foligno necessiti di sviluppare e potenziare specialistiche di qualità, rifiutando categoricamente l’idea di una contrapposizione o di un’alternativa tra i due importanti presidi ospedalieri.
Le richieste specifiche per il “San Matteo”
Tra gli elementi considerati centrali e irrinunciabili nella richiesta avanzata da Arcudi vi è il mantenimento del Punto nascita presso il “San Matteo”. Il consigliere ha ribadito con determinazione che l’ospedale di Spoleto non può e non deve essere ridotto a un presidio limitato esclusivamente al Pronto soccorso e alle attività terapeutiche diurne o settimanali. La sua proposta mira a garantire per la struttura spoletina una solida base di servizi essenziali e di alta specializzazione. Questi includono, in particolare, emergenza-urgenza, chirurgia, medicina, traumatologia e cardiologia. Tali settori dovrebbero essere strettamente collegati ad anestesia-rianimazione e a un Pronto soccorso adeguato e pienamente funzionale, assicurando inoltre la permanenza e il potenziamento del Punto nascita e della Pediatria.
La posizione espressa da Arcudi è ulteriormente rafforzata dal riferimento alle oltre 10 mila firme raccolte a sostegno dell’ospedale di Spoleto, un chiaro segnale della volontà popolare. A ciò si aggiungono le rassicurazioni che sarebbero state fornite dalla presidente Proietti durante la campagna elettorale, elementi che, secondo il consigliere, dovrebbero orientare le decisioni. Arcudi ha richiamato il ruolo cruciale della Regione nell’ambito delle proprie competenze, inserendo la sua richiesta nel contesto del nuovo Piano sanitario regionale, attualmente oggetto di un intenso confronto. Nel suo intervento, il consigliere ha anche menzionato una possibile condivisione di tali scelte da parte del Partito Democratico (PD), inquadrando la vicenda in un più ampio e rilevante contesto politico regionale.
Il futuro della rete ospedaliera Foligno-Spoleto
Il consigliere Arcudi si è dichiarato favorevole all’istituzione di una rete ospedaliera integrata tra Foligno e Spoleto, considerandola una strategia vincente per l’Umbria centrale. Tuttavia, ha specificato che tale ipotesi deve essere saldamente legata alla presenza di Strutture operative complesse e semplici dipartimentali che siano equamente distribuite tra i due plessi. L’obiettivo è quello di creare un sistema sinergico che valorizzi appieno le specificità e le potenzialità di entrambi gli ospedali, garantendo servizi di qualità, accessibilità e una copertura sanitaria efficace per l’intera area. Questo approccio, secondo Arcudi, eviterebbe inutili sovrapposizioni e consentirebbe di costruire un polo ospedaliero robusto e condiviso.