L'amministrazione comunale di Gela, situata in provincia di Caltanissetta, ha comunicato la rimozione del presidio che per oltre due mesi era stato allestito davanti all’ospedale Vittorio Emanuele. La decisione, resa nota il 5 ottobre 2026, segna un cambio di strategia per la mobilitazione avviata a fine luglio con l'obiettivo primario di ottenere il potenziamento del sistema sanitario cittadino.
Dopo oltre sessanta giorni di intensa mobilitazione e la raccolta di più di tredicimila firme a sostegno delle proprie istanze, l'iniziativa dei cittadini di Gela prosegue ora in una nuova e determinata forma.
Il sindaco Terenziano Di Stefano ha infatti comunicato lo spostamento della vertenza nelle sedi istituzionali, sottolineando con fermezza che la protesta rimane aperta e saldamente legata alla richiesta di un effettivo rafforzamento dell'ospedale.
La nuova fase della mobilitazione per la sanità
Il presidio, che fungeva da punto di riferimento visibile per la protesta sulla sanità cittadina, è stato rimosso. Tuttavia, il Comune ha chiarito che questa modifica non segna la fine della mobilitazione. Il sindaco Di Stefano ha annunciato che il gazebo sarà "allestito di nuovo ogni 15 giorni per informare i cittadini", mantenendo così un contatto diretto e costante con la popolazione e le sue esigenze.
La vertenza, come ribadito dal primo cittadino, proseguirà attivamente nelle sedi istituzionali. La posizione dell'amministrazione comunale resta ferma sul mancato potenziamento dell'ospedale, con Di Stefano che ha dichiarato: "La nostra vertenza non è risolta". L'obiettivo primario rimane il rafforzamento del Vittorio Emanuele e, più in generale, del sistema sanitario di Gela, per garantire servizi adeguati alla comunità.
Ampia partecipazione alla protesta cittadina
La rimozione del presidio segue una fase di intensa protesta che ha coinvolto la città per oltre due mesi. Un momento significativo è stata la manifestazione del 3 ottobre 2026, che ha visto circa quattromila persone scendere in piazza in difesa dell'ospedale Vittorio Emanuele.
Al corteo hanno aderito cittadini, associazioni, sindacati, società sportive, volontari, amministratori e parlamentari. Hanno partecipato anche sindaci dei comuni del Nisseno e agricoltori, giunti con i loro trattori, a testimonianza della vasta e trasversale adesione.
Durante l'iniziativa sono state riaffermate le richieste fondamentali già avanzate con il presidio: la necessità di più medici, reparti e servizi funzionanti, e il diritto di potersi curare nella propria città. La protesta ha messo in luce le gravi carenze del pronto soccorso, la sofferenza di diversi reparti e le liste d’attesa molto lunghe che affliggono la sanità locale, evidenziando la criticità della situazione.