Mads Pedersen è senza dubbio uno dei corridori più tenaci del ciclismo attuale. Il campione danese ha subito a febbraio, durante la prima tappa della Volta a la Comunitat Valenciana, una brutta frattura a polso e clavicola, un infortunio che avrebbe fermato molti atleti in vista delle classiche di primavera, il punto chiave della sua stagione. Eppure Pedersen è riuscito a trasformare quella difficile situazione in un trampolino di lancio per una primavera di altissimo livello, piazzandosi tra i primi 10 in ogni classica a cui ha partecipato. Come ci è riuscito?
La risposta sta nella sua incredibile dedizione: 80 ore di allenamento nelle prime due settimane dopo l’incidente.
Tre ore di rulli al mattino e tre ore al pomeriggio
Negli ultimi tempi, le strategie di recupero per i ciclisti professionisti con frattura della clavicola sono cambiate radicalmente, con il ritorno all’attività indoor immediato e senza troppo riposo. Mads Pedersen non ha fatto eccezione, anche se mal sopporta l’allenamento al chiuso e addirittura ha definito "pazzo" un collega che si sottopone a sessioni di rulli prolungate. Tuttavia, la necessità ha imposto che fosse lui stesso il protagonista di queste estenuanti sedute indoor.
L’allenatore di Pedersen, Mattias Reck, ha svelato alcuni dettagli sorprendenti ai microfoni del podcast Half Wheeling: "Nella prima settimana dopo l’infortunio, Mads ha trascorso 37 ore sui rulli indoor".
Ma non si trattava di un semplice pedalare. Reck ha spiegato che il danese eseguiva intervalli intensi, organizzando sessioni di tre ore sia al mattino che al pomeriggio, per sei giorni consecutivi, lasciandosi solo un’ora di recupero tra un allenamento e l’altro.
Una routine logorante, aggravata dalla monotonia e dall’impossibilità di usare la parte superiore del corpo come supporto a causa dell'infortunio. Questa formidabile resistenza al lavoro ha permesso a Pedersen di tornare rapidamente ad alti livelli. Dopo essersi rimesso in sesto, il corridore è arrivato quarto alla Milano-Sanremo e ha continuato con la preparazione in vista delle grandi classiche come il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix.
'Prima del Fiandre la settimana più dura della carriera'
Tuttavia, il destino gli ha messo ulteriori ostacoli: un raffreddore durante la E3 di Harelbeke e il giorno dopo una caduta che gli ha procurato un infortunio alla mano. Malgrado ciò, il suo allenatore sottolinea che questi eventi non lo hanno fermato. "Prima del Giro delle Fiandre, Mads ha svolto probabilmente la settimana di allenamento più dura della sua carriera", racconta Reck. "Martedì ha pedalato cinque ore con intervalli, includendo tratti dietro una moto e allenamenti di calore; mercoledì sette ore dopo aver corso la Dwars door Vlaanderen a una media di 48 km/h, seguite da altre due ore a ritmo sostenuto nonostante il vento contrario; giovedì cinque ore sempre dietro la moto; sabato tre ore intense prima della gara, e infine domenica ha affrontato il Fiandre".
Un programma decisamente fuori dal comune, tanto che il preparatore raccomanda chiaramente: "Se mi stai ascoltando, non provarci a casa. Non molti riescono a sopportare questi carichi, specialmente dopo essere stati malati e infortunati".
La strategia messa in atto è stata rischiosa ma necessaria, dettata dalla voglia di Pedersen di non lasciare che le avversità compromettessero la sua stagione. "Era una mossa disperata per salvare gli obiettivi stagionali. Lui poteva farlo solo perché era mentalmente fortissimo e alla fine ha dato prestazioni migliori del previsto, come dimostrano i risultati", spiega Reck.
Il segreto sta anche nella straordinaria capacità di recupero di Mads Pedersen. "Ci sono voluti anni per capire quanta fatica possa davvero sopportare.
È una mole enorme di lavoro, ma lui riesce a rigenerarsi velocemente". Questo fa la differenza tra un bravo ciclista e una vera stella: la capacità di mantenere potenza e stabilità negli sforzi ripetuti. "Se si allenasse meno, la sua frequenza cardiaca salirebbe rapidamente e la potenza calerebbe. Per questo programma tra le 1100 e le 1200 ore di allenamento all’anno, considerando viaggi e gare, significa lavorare circa 30 ore a settimana".
Fortunatamente per lui, aggiunge Mattias Reck, "a Mads piace andare in bicicletta". Così, mentre alcuni si arrendono davanti alle difficoltà, Pedersen continua a dimostrare che la tenacia, la disciplina e una volontà di ferro possono ribaltare ogni pronostico. Una lezione di resilienza e dedizione che rende il campione danese una figura ammirata nel mondo del ciclismo professionistico.