Non c’è Vuelta senza il sigillo di Tadej Pogačar, ma questa volta il finale ha riservato un copione tutt'altro che scontato. La sesta tappa della Vuelta, caratterizzata dall'ascesa del temibile Puerto El Bartolo (9 km al 7% medio, con velenosi tratti sterrati oltre il 10%), ha regalato la novità di un Pogačar vittorioso nello sprint finale su un mai domo Enric Mas, al termine di una frazione ricca di colpi di scena e momenti di grande tensione.

La fuga di qualità e il controllo UAE

La tappa si è accesa fin dalle prime battute grazie all'azione di un folto e qualificato gruppo di attaccanti.

Tra i battistrada figuravano nomi di assoluto rilievo come Wout van Aert, Santiago Buitrago, Pello Bilbao, Gianmarco Garofoli e Vincenzo Albanese.

Nonostante la qualità degli uomini al comando, la UAE Team Emirates non ha concesso spazio: la squadra della Maglia Rossa ha imposto un ritmo intenso al gruppo per tenere la corsa chiusa e mettere Pogačar nelle condizioni di puntare al terzo successo di tappa. All'imbocco del Puerto El Bartolo, i fuggitivi hanno così iniziato la scalata decisiva con un margine ridotto a solo 1'30".

La progressione sul Puerto El Bartolo e il rientro di Mas

Lungo le rampe del Bartolo, i gregari di Pogačar — Pavel Sivakov, Jay Vine e il giovane Pablo Torres — hanno sgretolato quanto restava del gruppo principale.

A metà salita, quando le pendenze si sono impennate cattive, Pogačar ha impresso il suo ritmo sostenuto e irresistibile, senza bisogno di scatti violenti. L'unico a tentare di rimanere a ruota è stato lo scozzese Oscar Onley, che ha però pagato a caro prezzo l'ardore iniziale, piantandosi nel finale.

Sullo sterrato con rampe oltre il 10%, Pogačar ha rimontato ad uno ad uno gli ultimi superstiti della fuga, rimanendo da solo in testa alla corsa. Quando tutto sembrava apparecchiato per l'ennesimo monologo solitario, si è verificata la svolta inedita: alle spalle dello sloveno è risalito Enric Mas. Lo spagnolo della Movistar, ritrovando d'incanto il passo dei giorni migliori, si è reso protagonista di un finale di scalata straordinario, ricucendo il divario e agganciando la Maglia Rossa proprio allo scollinamento.

A circa trenta secondi dalla testa transitava un terzetto d'inseguitori composto da Primož Roglič, Felix Gall e dal giovane belga Ramses Debruyne, ultimo ad arrendersi fra i protagonisti della fuga iniziale.

Brivido in discesa e volata a due

La discesa finale, estremamente tecnica e insidiosa, ha tenuto tutti con il fiato sospeso. Se Mas è apparso molto prudente nell'impostare le curve, Pogačar ha provato ad spingere di più. Un eccesso di foga ha portato lo sloveno a sbagliare traiettoria in una piega ad alta velocità: Pogačar si è intraversato, è finito fuori sede stradale, ma con un magistrale controllo del mezzo nel prato è riuscito a evitare la caduta, rientrando rapidamente sull'asfalto.

I due si sono così presentati insieme nei km conclusivi, una situazione inconsueta per lo sloveno, abituato a sfilare in solitaria negli ultimi chilometri. Lo sprint finale non ha però avuto storia: Pogačar ha fatto valere la sua netta superiorità nello spunto veloce, imponendosi chiaramente su Mas, al quale vanno comunque gli applausi per una prestazione maiuscola.

Ordine d'arrivo e Classifica Generale

Il gruppetto con Tejada, Carapaz, Gall, Roglič e un ottimo Debruyne ha tagliato il traguardo con 46 secondi di ritardo. Giornata decisamente no, invece, per Oscar Onley, Sepp Kuss e Mattias Skjelmose, giunti a oltre un minuto e mezzo dal vincitore.

Grazie al successo di tappa e ai secondi di abbuono, Pogačar consolida ulteriormente la Maglia Rossa. Enric Mas risale al 2° posto della generale a 3'34", candidandosi con forza per il podio, mentre Primož Roglič scivola in 3ª posizione con un ritardo di 4'21".