I Los Angeles Clippers, guidati dal proprietario Steve Ballmer, hanno recentemente adottato una posizione meno intransigente nei confronti della NBA. Questa svolta, emersa il 14 settembre 2026, si inserisce nel contesto delle pesanti sanzioni inflitte alla franchigia per il presunto aggiramento del salary cap legato al caso di Kawhi Leonard. L'obiettivo di questa strategia più conciliante potrebbe essere la speranza di ottenere in futuro una riduzione delle penalità, in particolare la restituzione di alcune scelte al draft.
Dalla contestazione alla ricerca di una soluzione
La vicenda ha avuto inizio undici giorni prima della notizia, quando lo studio Wachtell, Lipton, Rosen & Katz ha reso pubblico il suo rapporto sull'indagine a carico dei Clippers. Il documento evidenziava presunte prove relative all'attivazione di opportunità di reddito extra-campo tra Leonard e quattro società con legami commerciali con la squadra. Si parlava inoltre di facilitazione di accordi di sponsorizzazione e di induzione di tali società a sottoscriverli attraverso la prospettiva di future relazioni commerciali con il club.
La reazione della NBA è stata decisa. Il commissioner Adam Silver ha imposto ai Clippers la perdita di ben cinque prime scelte al draft, una multa salata di 30 milioni di dollari e sospensioni significative: un anno per Ballmer e per la presidente delle operazioni commerciali Gillian Zucker, e sei mesi per il presidente delle operazioni cestistiche Lawrence Frank.
Inizialmente, la franchigia aveva reagito con una ferma opposizione, dichiarando di "respingere veementemente" le conclusioni della lega e definendole il risultato di "un'indagine fortemente viziata". Un legale vicino al club aveva persino minacciato di ricorrere a "ogni rimedio legale" contro quella che era stata descritta come una "grave ingiustizia".
Il precedente dei Minnesota Timberwolves
La decisione dei Clippers di adottare una linea più morbida potrebbe essere influenzata da un precedente significativo nella storia della NBA: il caso di Joe Smith e dei Minnesota Timberwolves. Nel 2000, l'allora commissioner David Stern aveva sanzionato i Timberwolves per contratti annuali ritenuti finalizzati a eludere il salary cap.
Anche in quell'occasione, la lega aveva cancellato cinque prime scelte al draft, oltre a imporre una multa e una sospensione di un anno per il proprietario Glen Taylor. Stern aveva parlato apertamente di "frode di grandi proporzioni" e di "non meno di cinque contratti non dichiarati".
Tuttavia, in un secondo momento, la NBA aveva parzialmente revocato le sanzioni, restituendo ai Timberwolves le scelte del 2003 e del 2005. La prima restituzione avvenne dopo l’accettazione della sanzione da parte di Taylor e Kevin McHale e la rinuncia all’arbitrato; la seconda “alla luce delle altre penalità imp”. Questo precedente potrebbe ora rappresentare un modello per i Clippers nella loro ricerca di una via d'uscita dalle attuali pesanti penalità.