Un rientro alle gare fulmineo, accompagnato però da un forte bagno di realismo. Mathieu van der Poel è tornato al successo alla prima occasione utile imponendosi nella tappa inaugurale del Giro del Lussemburgo, prima corsa su strada disputata dopo il Tour de France. L'olandese della Alpecin-Premier Tech ha attaccato sull'ultima salita, è stato raggiunto da un gruppo inseguitore per poi regolare allo sprint Pierre Gautherat e Marijn van den Berg.

Un segnale di forma chiarissimo a meno di due settimane dall'appuntamento iridato in Canada. Eppure, proprio in vista della prova su strada dei Campionati Mondiali di Montréal, Van der Poel preferisce mantenere un profilo basso e minimizzare le sue chance di vestire nuovamente la maglia arcobaleno.

"Un percorso per scalatori puri"

Intervistato emittente olandese NOS, il trentenne ha spiegato come le caratteristiche del tracciato canadese favoriscano corridori più leggeri e specialisti della salita:

"Penso che la gara sia un po' troppo difficile per me. Basta guardare cos'è successo al recente Gran Premio di Montréal per capire quali tipi di corridori saranno davanti."

Il riferimento è alla classica canadese dominata dagli scalatori, con la vittoria di Isaac Del Toro davanti a Paul Seixas e Brandon McNulty. Un segnale chiaro che ha spinto Van der Poel a scegliere una preparazione mirata: niente trasferta in Canada per le due corse WT, ma un intenso blocco di allenamento seguito dal Giro del Lussemburgo per ritrovare il ritmo gara.

Il fattore peso e il precedente di Zurigo

Per provare a limitare i danni sulle pendenze più impegnative, l'olandese ha lavorato molto sul peso, adottando una strategia simile a quella che gli valse il bronzo iridato due anni fa. Come confermato ai microfoni di HLN:

"Mi accorgo che fa una grande differenza quando sono circa due chilogrammi più leggero rispetto alla primavera. È il mio peso attuale. Tuttavia Montréal non è una replica di Zurigo: sebbene là ci fosse molta salita complessiva, Montréal presenta un'ascesa più lunga e continua."

Nemmeno l'assenza annunciata di Tadej Pogačar sembra spostare l'ago della bilancia per l'ex campione del mondo, convinto che la concorrenza resti di primissimo ordine: "Non cambia molto per me.

Seixas ha una squadra francese fortissima e Del Toro è in grado di fare la differenza anche da solo. In più il Belgio schiera opzioni del calibro di Remco Evenepoel e Wout van Aert."

L'incognita della gara d'un giorno

Nonostante l'approccio cauto, la nazionale olandese si presenterà a Montréal con Van der Poel come unico ed indiscusso capitano. Un ruolo di responsabilità che Mathieu punta a gestire sfruttando l'imprevedibilità tipica delle sfide iridate:

"In un Campionato del Mondo non si sa mai. Le gare tra nazionali, senza radioline, si sviluppano in modo strano e imprevedibile. Le mie possibilità restano basse, ma non vedo l'ora di correre."

La vittoria in Lussemburgo dimostra che la condizione atletica è già di alto livello. Che si tratti di pura tattica della vigilia o di reale scetticismo, nessuno nell'ambiente del ciclismo si fiderà fino in fondo del bluff di Mathieu van der Poel.