«È pazzesco, sta diventando troppo pericoloso. Ora speriamo solo che non succedano incidenti». È un vero e proprio grido d'allarme quello lanciato da Sander De Pestel (Decathlon CMA CGM) ai microfoni di Sporza. Le temperature estreme che stanno flagellando la Vuelta a España di ciclismo hanno spinto il gruppo al limite della sopravvivenza fisica, trasformando le ultime tappe in una battaglia contro il clima prima ancora che contro il cronometro e gli avversari.
L'inferno in corsa: ricoveri e colpi di calore
I commenti del corridore belga arrivano dopo giornate segnate da malori diffusi nel gruppo, che ha affrontato temperature estreme nel sud della Spagna.
La denuncia di De Pestel non lascia spazio a interpretazioni:
Corridori in ospedale: Alcuni atleti sono stati ricoverati d'urgenza a causa di gravi colpi di calore.
L'effetto sauna: «Ogni qualvolta affrontavamo una discesa, sembrava di entrare in una sauna. All'inizio l'umidità era tollerabile, ma le ultime due ore di gara sono state pura follia».
L'incubo della disidratazione: «Ero rimasto senza acqua già in cima alla prima salita. Dopo un'ora e mezza ho iniziato a sentirmi instabile. Sono dovuto salire sull'ammiraglia per versarmi due bottiglie fredde sulla testa: eravamo davvero al limite».
Nonostante i protocolli di acclimatazione e gli allenamenti specifici seguiti dalle squadre, De Pestel ha ribadito che la situazione è sfuggita di mano: «Le immagini parlano da sole, stiamo combattendo più contro il caldo che contro gli altri corridori».
Le misure dell'organizzazione: tappa 15 tagliata
Le proteste dei corridori, veicolate anche da Hugo Houle (Alpecin-Premier Tech) in veste di rappresentante del gruppo, hanno infine costretto gli organizzatori a intervenire. Se nella 14ª tappa ci si era limitati ad ampliare le zone di rifornimento per favorire l'idratazione, la minaccia dei 40 °C previsti a Córdoba per la frazione successiva ha imposto una decisione drastica: la 15ª tappa (da Palma del Río a Córdoba) è stata accorciata da 189,7 km a 110,2 km, con la partenza posticipata alle 14:50 per evitare le ore più roventi. Una scelta inevitabile per tutelare l'incolumità degli atleti.