Il finale della Vuelta a España 2026 lascia in dote immagini contrastanti: la grande festa del pubblico spagnolo per l'impresa di Enric Mas e l'amaro in bocca per il ritiro prematuro di Tadej Pogačar. Lo sloveno dell'UAE Team Emirates-XRG, che stava dominando la corsa con tre successi di tappa e la maglia rossa saldamente sulle spalle, è stato costretto alla resa per una caduta durante l'ottava frazione.
Un addio doloroso che ha spalancato le porte al primo trionfo di un corridore spagnolo a Madrid dopo 12 anni di digiuno, ma che lascia aperto un capitolo fondamentale nella storia del ciclismo moderno.
"Un conto in sospeso con la Spagna"
A lanciare l'invito per la prossima edizione è stato direttamente il direttore di gara della Vuelta, Javier Guillén, che ai microfoni del quotidiano AS ha tracciato il bilancio dell'evento e aperto le porte al fuoriclasse sloveno.
"Penso che Tadej abbia ancora una questione in sospeso con la Vuelta" ha dichiarato Guillén. "Ha visto la risposta fantastica del pubblico e ha toccato con mano quanto possa divertirsi con il tipo di tappe che disegniamo. Speriamo possa tornare per togliersi questa spina e completare la sua collezione."
Con cinque Tour de France e un Giro d'Italia già in bacheca, la Vuelta rimane infatti l'unico grande giro che manca al palmarès di Pogačar per completare la leggendaria "Tripla Corona".
Mas padrone di casa, l'omaggio a Roglič
L'uscita di scena di Pogačar ha riaperto la lotta per la maglia rossa, culminata nel successo di Enric Mas, capace di difendersi fino all'ultimo arrivo in quota sul Collado del Alguacil dagli assalti di Primož Roglič e Felix Gall.
Guillén non ha nascosto che avrebbe preferito un finale diverso, pur rendendo merito al vincitore:
"Non poteva finire meglio per i tifosi di casa, ma è chiaro che Tadej ha dovuto lasciare la corsa affinché Enric prendesse la maglia. Mi sarebbe piaciuto vedere Mas, Roglič e Gall mettere sotto pressione Pogačar fino all'ultimo giorno."
Un plauso speciale è andato anche a Primož Roglič, capace di salire sul podio nonostante le conseguenze di una caduta rimediata a ridosso del Grand Départ: "Roglič merita un enorme ringraziamento per l'impegno e l'onestà dimostrati.
È venuto a lottare fino alla fine ed è un esempio per tutti."
Il caldo record e la promozione dello sterrato
Quella del 2026 è stata un'edizione complessa anche sul piano organizzativo. Tra la violenta grandinata di Font Romeu e le temperature estreme che hanno costretto la direzione a tagliare una frazione per il troppo caldo — un unicum nella storia della corsa — la sicurezza è stata la priorità assoluta. Guillén ha però chiarito la linea per il futuro: "La sicurezza dei corridori viene prima di tutto e nei giorni di caldo estremo bisogna ascoltarli. Tuttavia, ridurre le tappe non deve diventare una soluzione di routine: dobbiamo lavorare su altre opzioni."
Promosso a pieni voti, invece, l'esperimento dello sterrato a El Bartolo, dove Mas aveva lanciato l'inseguimento a Pogačar.
"Non sono mai stato un grande fan della ghiaia, temevo snaturasse la natura della corsa" ha confessato il direttore. "Devo ringraziare il direttore tecnico Kiko García per la sua insistenza: è stato un successo enorme. Non diventerà una presenza fissa ogni anno, ma ora lo sterrato ha ufficialmente un posto nel futuro della Vuelta."
Sguardo al 2027: Galizia, nuove vette e sconfinamenti
Archiviata l'edizione 2026, la macchina organizzativa è già proiettata verso il 2027, che vedrà il ritorno a un Grand Départ interamente spagnolo con la partenza da Santiago de Compostela.
Le prime quattro tappe si snoderanno in Galizia, ma le opzioni per il prosieguo sono molteplici:
Sconfinamenti vicini: Si valutano passaggi in Portogallo o sconfinamenti a nord verso la Francia.
Morfologia classica: È confermato l'arrivo su almeno una cima inedita e spettacolare.
Progetti esteri: Pur partendo da casa nel 2027, Guillén ha confermato che nei successivi tre anni la Vuelta tornerà a prendere il via dall'estero.
L'obiettivo principale degli organizzatori per i prossimi mesi rimane comunque uno solo: convincere Tadej Pogačar a riallacciare il numero sulla schiena sulle strade spagnole per tentare l'ultimo grande assalto della sua carriera.