I New York Mets affrontano un bivio cruciale per la stagione 2027. Con il secondo monte ingaggi più alto della MLB e una stagione 2026 deludente (record 69-84, cinque sconfitte consecutive), la dirigenza deve ridurre i costi senza compromettere la competitività.

Questo scenario è aggravato da un payroll imponente di quasi 345 milioni di dollari, inclusi 63,7 milioni in dead money. La domanda chiave per David Stearns e Steve Cohen è se ammetteranno gli errori e interverranno sui contratti onerosi. La frattura con la tifoseria è palpabile, evidenziata dagli applausi per il fuoricampo di Pete Alonso (Orioles).

Il silenzio di Stearns, che non incontra i media da oltre un mese, alimenta il malcontento.

La guida tecnica e i nodi contrattuali

Le mosse di mercato più realistiche non prevedono nomi come Juan Soto o Pete Crow-Armstrong. La priorità è la scelta di una guida tecnica all'altezza. Un manager esperto, capace di gestire la pressione di New York, è fondamentale. Profili come Mickey Callaway, Luis Rojas e Carlos Mendoza sono stati giudicati inadatti; Buck Showalter è il capro espiatorio del 2023. Tra i favoriti figurano Carlos Beltrán, David Ross (per un colloquio) e Don Mattingly (se Dave Dombrowski si riunisse con Alex Cora).

Il nodo più delicato è Francisco Lindor. Si suggerisce di convincerlo a rinunciare alla sua no-trade clause.

Al giocatore restano cinque anni di contratto da 34,1 milioni di dollari ciascuno. Nonostante sia il decimo nella storia della franchigia per bWAR (29,1, vicino a Sid Fernandez), il suo rapporto con New York è ormai logoro, come dimostra l'episodio dei pollici verso il basso con Javier Báez nel 2021. Una sua partenza rappresenterebbe un possibile nuovo inizio, alleggerendo un contratto pesante e rifocalizzando le risorse.