La routine di Alexander Zverev prima del servizio è tornata al centro di un acceso dibattito nel mondo del tennis, riaccendendo la discussione sui tempi di gioco e sulla necessità di regole più rigide. Il 19 settembre 2026, una rubrica video settimanale ha evidenziato come la sua prolungata serie di rimbalzi della palla abbia innescato un confronto con Ben Shelton, concentrandosi sull'intervallo tra la prima e la seconda battuta.
Il fulcro della questione è semplice ma controverso: quanti rimbalzi possono essere considerati eccessivi prima di un servizio?
La pratica attribuita a Zverev, che si aggira intorno ai 20 rimbalzi, ha riportato l'attenzione su una zona cruciale del gioco. Qui, la preparazione personale del tennista si fonde con il ritmo complessivo della partita e con la percezione dell'avversario, che può sentirsi condizionato o rallentato da una routine prolungata.
Il dibattito tra abitudine e regolamento
La discussione non si limita a un gesto ripetuto, ma si estende al modo in cui tale abitudine influisce sulla gestione dei tempi sul campo. Ben Shelton ha sollevato la questione di un possibile intervento regolamentare più incisivo, specialmente per il passaggio tra una prima di servizio non valida e l'esecuzione della seconda palla.
La problematica non mira a contestare un singolo punto del regolamento, ma a definire il confine sottile tra una routine lecita, la necessaria concentrazione del giocatore e un potenziale rallentamento del gioco che potrebbe alterarne il flusso.
Nel contesto del tennis moderno, dove ogni dettaglio della preparazione può acquisire un peso competitivo significativo, il rimbalzo della palla è spesso utilizzato per trovare il proprio ritmo e il controllo ottimale. Tuttavia, questa pratica diventa oggetto di controversia quando la sua durata è percepita come eccessiva. Da qui scaturisce il confronto: è prioritario salvaguardare la libertà del giocatore nella propria routine pre-servizio, oppure è necessario introdurre limiti più stringenti per prevenire pause considerate inopportune?
Le polemiche dopo il trionfo agli US Open
L'approfondimento della questione si è strettamente collegato al recente successo di Zverev agli US Open 2026. È stato proprio dopo il suo trionfo a New York che la sua routine al servizio è finita sotto una lente d'ingrandimento. Secondo una ricostruzione, nel corso dei sette incontri disputati nel prestigioso torneo americano, il tennista tedesco avrebbe impiegato complessivamente due ore e mezza a far rimbalzare la palla. Questo dato avrebbe generato un certo malcontento tra alcuni avversari, tra cui Karen Khachanov e lo stesso Ben Shelton, che lo hanno affrontato nelle fasi finali del torneo.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Karen Khachanov ha espresso il proprio disagio in maniera esplicita, affermando: "It doesn’t bother just me.
It makes a lot of players uncomfortable because he takes so much time". Di contro, una posizione di difesa è stata assunta da Mark Petchey, il quale ha sostenuto Zverev dichiarando: "I love the fact that Alexander Zverev plays withinì".