A Trieste, il 9 ottobre 2026, in occasione della Barcolana, Mitja Gialuz, presidente della Società velica di Barcola e Grignano, ha sottolineato l'intrinseca capacità della vela di includere. Durante il "Caffè sul Vespucci", iniziativa promossa dall'ANSA e dal Tour mondiale Amerigo Vespucci, Gialuz ha evidenziato come l'esperienza a bordo di un'imbarcazione annulli le distanze sociali, ponendo al centro la capacità di leggere il mare, il coraggio e la collaborazione tra i membri dell'equipaggio.
Secondo Gialuz, l'atto di salire in barca trasforma le dinamiche relazionali: le gerarchie sociali preesistenti si annullano, lasciando spazio al valore del contributo individuale nel contesto della navigazione e dell'equipaggio.
La vela, dunque, si rivela uno sport che per sua natura promuove un senso di uguaglianza e interdipendenza.
Il richiamo alla barca come spazio condiviso
Il presidente Gialuz ha inoltre richiamato il concetto di imbarcazione come spazio condiviso, dove le formalità vengono accantonate in favore di un rapporto diretto tra i componenti dell'equipaggio. Questo principio, che vede tutti i naviganti nella medesima condizione, è stato efficacemente espresso nel poster di Marina Abramovic per la 50ª edizione della Barcolana del 2018, con la celebre frase in inglese: "We are all in the same boat".
Questa prospettiva si lega indissolubilmente alla dimensione formativa della vela. Gialuz ha descritto la vela come "uno sport che forma la personalità probabilmente più di altri", poiché immerge l'individuo in un contatto diretto con la natura, confrontandolo con forze talvolta incontrollabili.
A ciò si aggiunge l'esperienza dell'equipaggio: chi naviga impara a vivere e operare all'interno di un team, sviluppando un forte senso di comunità e appartenenza.
Il contesto della Barcolana e delle iniziative solidali
Nel ricco programma della Barcolana 58, un'importante iniziativa solidale ha trovato spazio: una barca è stata infatti dedicata ai dieci anni dei Corridoi Umanitari e alla Pace. Questo progetto, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, è stato accolto con favore dalla Società Velica Barcola Grignano e dalla Lega Navale di Trieste, sottolineando l'impegno della manifestazione anche su temi di grande rilevanza sociale. L'iniziativa celebra un decennio di impegno per l'accoglienza e la tutela della dignità delle persone migranti, evidenziando come i Corridoi Umanitari permettano arrivi sicuri, sottraendo individui vulnerabili ai trafficanti.
Il progetto richiama la tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, un evento che ha generato l'urgenza di una gestione più umana e sicura dei flussi migratori. A Trieste e nella regione, famiglie provenienti da aree di guerra e persecuzione hanno trovato accoglienza e percorsi di integrazione, resi possibili dalla Comunità di Sant'Egidio e da una rete di realtà locali. La barca alla Barcolana si configura così come un simbolo di pace, idealmente collegato all'incontro "Pace disarmata e Pace disarmante" che Sant'Egidio promuoverà ad Assisi dal 25 al 27 ottobre 2026.