Il mondo del ciclocross sta vivendo una stagione in cui cercare nuovi grandi protagonisti, anche per il coinvolgimento ormai sempre più limitato o nullo delle stelle Pidcock, Van der Poel e van Aert, e per la scarso carisma che sembrano dimostrare le generazioni più giovani. L’epoca d’oro della disciplina — quella caratterizzata dai duelli infuocati dentro e fuori dal percorso tra leggende del calibro di Sven Nys, Niels Albert e Bart Wellens, capaci di infiammare i tifosi da settembre a fine febbraio — sembra ormai lontano. A lanciare l'allarme è l'ex campione Eli Iserbyt, fresco di ritiro, che dalle pagine di Wielerflits punta il dito contro l'atteggiamento dei corridori attuali, invitandoli senza mezzi termini a "vendersi meglio".
Crisi di budget e divario economico
La preoccupazione nasce da segnali concreti emersi già lo scorso inverno, quando numerosi atleti abituati a piazzarsi stabilmente in top 10 hanno riscontrato enormi difficoltà nel trovare una squadra per la stagione.
«Non c'è budget per i ciclisti di ciclocross che non compaiono con frequenza in televisione», analizza Iserbyt. «Gli sponsor preferiscono pagare 50.000 euro in più a chi corre costantemente per i primi tre posti piuttosto che investire quella cifra per aggiungere un corridore che centra il risultato solo un paio di volte l'anno. Le risorse disponibili finiscono sempre nelle tasche degli stessi corridori. Il divario tra chi va forte e chi fa più fatica si sta allargando paurosamente, e oggi ci manca una seconda linea solida».
La mancanza di personaggi e di "volti"
Se da un lato è facile criticare le strategie mediatiche ed economiche dei team e dei finanziatori, dall'altro Iserbyt ritiene che la responsabilità sia anche degli stessi atleti. Quando sul fango mancano campioni dal richiamo mediatico enorme come Thibau Nys, Wout van Aert e Mathieu van der Poel, la disciplina soffre di un'evidente mancanza di personalità nei primi mesi della stagione. Mancano figure carismatiche capaci di prendersi la scena, proprio come faceva Iserbyt nei suoi anni migliori.
«Troppo ben educati: serve l'attrito per creare lo spettacolo»
Nel corso della sua carriera, Iserbyt non ha mai avuto timore di farsi notare o di esprimere opinioni forti, anche a costo di scatenare polemiche.
Scelte che, a conti fatti, hanno accresciuto la sua visibilità e il suo valore di mercato.
«Molti dei ragazzi attuali sono troppo educati e di conseguenza il loro valore mediatico è troppo basso», incalza l'ex corridore belga. «A volte bisogna cercare l'attrito. Non tutti lo hanno nel proprio DNA; per me era una questione di carattere difendere le mie posizioni ed essere autentico. Oggi molti ciclisti non osano più farlo. Non c'è nulla di arrogante nel dichiarare le proprie ambizioni o nel dire qualcosa di schietto in televisione. Se poi le cose vanno male e si prende una sberla, non è un dramma: si crea comunque una storia interessante attorno a se stessi».
L'esempio su strada e la lezione agli sponsor
Per chiarire il concetto, Iserbyt cita esempi provenienti dal ciclismo su strada: «Guardate Sep Vanmarcke o Yves Lampaert. Non hanno vinto le corse più importanti in assoluto, ma hanno saputo costruire il proprio valore rimanendo se stessi e facendosi sentire».
Fatta eccezione per Thibau Nys, il panorama attuale del ciclocross appare popolato da atleti fin troppo timidi e schivi. «Ed è proprio questo che gli sponsor non cercano», conclude Iserbyt. «Molti ciclisti sono piatti, rifiutano i social media e non hanno una storia da raccontare. Ma senza attori di carattere, non si può mettere in scena uno spettacolo di qualità».