Fino alla Legge di Stabilità del 2014, la normativa era diversa e meno conveniente per milioni di contribuenti. Infatti, l’istituto del ravvedimento operoso agevolato è entrato nella normativa fiscale con la Legge 190/2014, la Legge di Stabilità 2014. La scadenza per usufruire di questo speciale trattamento correttivo delle dichiarazioni dei redditi 2015 è imminente, prevista per il 29 dicembre.

Errori, omissioni e mancata presentazione

In genere ci sono due tipologie di situazioni che costringono il contribuente ad intervenire sulle dichiarazioni dei redditi a fine anno, quando il tema è largamente uscito fuori dall’attualità.

Il primo caso è quello di errori commessi in sede di utilizzo del #modello 730 o del #modello Unico Persone Fisiche. Infatti, non di rado, alcuni contribuenti si accorgono di aver tralasciato qualcosa o di aver riportato male i dati da inserire nelle dichiarazioni reddituali e questi errori causano un maggiore credito utilizzato o un minore importo pagato ai fini Irpef. Meno frequente ma altrettanto importante è il non aver presentato la dichiarazione perché si pensava di essere esenti o perché c’è stata una dimenticanza. In questi casi, come dicevamo, il legislatore concede di usufruire di un correttivo con sanzioni ridotte, cioè il ravvedimento operoso in scadenza il 29 dicembre.

Come funziona il ravvedimento operoso

Per coloro che si trovano in una delle due situazioni prima descritte, entro 90 giorni dalla scadenza del termine ultimo per la presentazione della #Dichiarazione dei redditi è possibile intervenire ed usare il ravvedimento operoso.

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Si può correggere una dichiarazione dei redditi inviandone una integrativa pagando una sanzione ridotta di 1/9. Infatti, la sanzione comminata per erronea dichiarazione è di 258 euro che, in caso di ravvedimento oneroso, scende a 28 euro. In parole povere, il contribuente che si è accorto di qualche anomalia, potrà integrare il suo modello di dichiarazione pagando solo 28 euro di sanzione. Naturalmente, nel caso gli errori riscontrati nella propria dichiarazione abbiano prodotto una minore imposta versata, questa deve essere integrata tramite versamento a cui devono essere aggiunti gli interessi al tasso legale calcolati, per ogni giorno di ritardo, a partire da quando scadeva il termine per il versamento. Nel caso invece di omessa dichiarazione, quando un contribuente non ha presentato la dichiarazione nonostante ne fosse tenuto, il ravvedimento concede, sempre entro 90 giorni dalla scadenza, la possibilità di provvedere all’invio pagando la sanzione ridotta di 25 euro. Se dalla dichiarazione presentata viene fuori un’imposta da pagare, a questa devono essere aggiunti gli interessi calcolati come nel caso di erronea dichiarazione.