Il Consiglio di Stato ha bocciato il decreto con il quale viene istituita la modalità di riscossione del Canone Rai attraverso la bolletta elettrica.

Dopo mesi di polemiche e problematiche se sembravano essere state superate, arriva come un fulmine a ciel sereno l’alt dei giudici amministrativi che hanno ravvisato nel decreto in questione alcune ‘mancanze’ per le quali i tecnici del governo dovranno correre ai ripari.

I rilievi del Consiglio di Stato sul decreto del Canone Rai in bolletta

Secondo i giudici del Consiglio di Stato, il decreto contenente il Regolamento per il Canone Rai nella bolletta elettrica non specifica con esattezza cosa viene inteso per ‘apparecchio televisivo’ in considerazione del fatto che lo sviluppo tecnologico ha reso possibile la ricezione dei programmi televisivi anche attraverso strumenti diversi quali tablet e smatphone.

Non viene inoltre reso esplicito, secondo i giudici di palazzo Spada, che il canone è dovuto per il possesso di un unico apparecchio. Possibili equivoci che potrebbero sorgere in funzione del linguaggio eccessivamente ‘farraginoso’ utilizzato per la redazione del Regolamento.

Dubbi vengono espressi anche per quanto riguarda la tutela della privacy, in considerazione del notevole scambio di informazioni tra diversi enti previsti dal Regolamento attuativo del decreto.

Cosa succede ora? Le reazioni

I rilievi del Consiglio di Stato al decreto sul Canone Rai in bolletta ingarbuglia ulteriormente una vicenda già altamente complessa e proprio in prossimità della scadenza entro la quale inviare l’autocertificazione per non pagare in canone nei casi in cui non è dovuto e che è proprio uno dei punti sui quali si chiede al governo di fare chiarezza.

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Per quanto riguarda gli effetti pratici del pronunciamento ad opera del Consiglio di Stato, occorre sottolineare che si tratta di un parere ‘obbligatorio ma non vincolante’ al quale il Ministero dello Sviluppo Economico potrà rispondere adeguando il Regolamento ai rilievi provenienti dalla giustizia amministrativa.

Questo fornisce comunque un appiglio agli oppositori del decreto per chiedere al governo di fare un passo indietro.