Il web ha cambiato totalmente il modo di interpretare alcune regole base del giornalismo e tutto ciò che concerneva in passato i principi base della comunicazione pare siano stati totalmente stravolti dal digitale. I giornali, soprattutto i mezzi di informazione classica, hanno avuto una notevole trasformazione, al di là poi del la consueta contrapposizione fra carta e web, la questione è cambiata proprio nel modo di fiutare le notizie e  nel modo di intrepretare le fonti.

Il Fact checking è quasi considerata una branchia del giornalismo, che nasce negli Usa, con iI chiaro obiettivo di controllare la veridicità delle notizie e perché no delle fonti al fine di fruire di un’informazione di qualità.

Alcuni esperti vedono questa forma di controllo come un’ancora di salvezza di fronte al costante bombardamento mediatico al quale siamo sottoposti, altri la vedono come una copia di un sistema di controllo dell’informazione già sviluppatosi in passato solo mediante strumenti diversi, insomma con meno approccio tecnologico.

In Italia è curioso il sito FactCheck.it che parla apertamente di questo tipo di pratica e lo riassume in un piccolo ed embrionale movimento che sta nascendo anche da noi che ha come puro obiettivo la tutela dell’informazione nell’ottica della veridicità dei fatti. Sul sito compaiono appuntamenti, convegni, eventi e conferenze che ne narrano le possibilità effettive e le metodologie di sviluppo  di questo nuovo fenomeno di controllo dei fatti presentati  sotto forma di notizia.

Che piaccia o no questi fenomeni di ‘interpretazione’ mediatica saranno sempre più diffusi in futuro e sarà il web stesso a decretarne le forme e le misure; un po’ come a voler confermare ancora una volta lo strapotere dello strumento internet, tanto potente che si promuove e si trova dei rimedi da sé, auto-tutelanti la stessa incredibile energia di diffusione mediatica delle notizie che dalla stessa rete provengono.