Facebook, il più famoso social network al mondo lanciato da MarkZuckerberg nel 2004, è diventato un potente di strumento di aggregazione coninnegabili vantaggi sia di tipo relazionale che pratico e commerciale, diventando oggi oggetto di indagine sociologica.

Inizialmente trovareun vecchio compagno di scuola entusiasmava migliaia di utenti che scavando neimeandri di una memoria annebbiata, cercano di ricordare nomi e persone delpassato. Oltre a ciò si riscontra l'esigenzadi postare continuamente le posizione eil luogo in cui ci si trova; dunque nonsoltanto ritrovare vecchi amici, descrizione di stati d'animo e condivisione di foto,ma l'ossessiva tendenza di postare ogni istante della propria vita sullabacheca del proprio profilo.

L'applicazione ti segnala inoltre, con dettagliatemappe, chi e che cosa è nelle vicinanze, con conseguenze nocive per evidentiviolazioni della privacy.

Se Vasco de Gama piantava una bandiera a Capodi Buona Speranza e Ambrogio Fogart ne metteva una al Polo Nord, oggi grazie a Facebooksi posta la propria posizione a colpi di clik. Ci sono utenti che arrivano apostare i loro spostamenti addirittura ogni minuto e mezzo, con foto di cosastanno per mangiare e di chi stanno per incontrare. Un aspetto curioso sono i migliaiadi contatti di alcuni profili, che inalcuni casi confermano rapporti già acquisiti nella vita, mentre in altri sonoil frutto di quella smania di inglobare il numero più alto di conoscenze; probabilmentele stesse conoscenze che fuori dai social network non transiterebbero nemmenodi sfuggita nella loro vita.

Ma cosa si nasconde dietro questaaffannosa esigenza di lasciare traccia di sé ogni secondo della propria vita su Facebook?

La voglia di emergere, di essereprotagonisti, di imporre la propria identità in questo flusso vorticoso diimmagini che rende dipendenti di un sistema percui se non sei connesso sei fuori,per dirla alla Briatore. Avere unprofilo su almeno un social network è oggi sinonimo di appartenenzagenerazionale alla multimedialità. Postareuna foto è il richiamo a questa appartenenza, ma lo è ancora di più il commentarein che modo facciamo parte del Web.

La rivoluzione multimediale rischiadi indebolire la capacità di relazionarede visu con i propri simili e di ritrovarsi, accidentalmente sconnessi dal web, incapacidi stringere relazioni senza il proprio notebook.