La guida autonoma (totalmente autonoma) non rivoluzionerà solo le automobili e il nostro approccio ad esse, ma anche le nostre città: perché il sistema a guida autonoma in realtà non è "totalmente autonomo". In un certo senso demanda ad un'altro sistema, più complesso e vigile la possibilità di poter guidare una vettura in modo sicuro: un po' come se invece di chiedere qualcosa a noi (sistemi non matematicamente infallibili) lo chiedesse a qualcun altro di più "affidabile". Ovviamente siamo sempre noi a decidere la destinazione e quando vogliamo che sia lei a guidarci.

La città come "essere" digitale

Sentiamo spesso parlare di "città connesse", ma in realtà nel rispettare esattamente questo termine siamo ancora indietro; perché non si tratta solo della presenza di Wi-Fi libero per tutti e Goolge Maps. La città connessa è quel luogo che ci consiglia, su un ventaglio di possibilità, la scelta migliore in relazione ai nostri obiettivi. Nel campo della guida autonoma ci consiglia quali strade prendere per arrivare prima o saltare ad esempio un cantiere, gestisce i flussi di traffico organizzando le strade a disposizione in modo da non creare ingorghi, ci consiglia sistemi di interscambio tra diverse modalità di trasporto condiviso, evita incidenti e permette di scambiare dati utili tra veicoli, città ed utente.

Le grandi aziende subito sul pezzo

In quest'ottica, la gran parte delle grandi aziende che operano nel settore dei trasporti "fisici" come i veicoli, e del trasporto e scambio di dati si sono subito organizzate ed alleate. In quest'ordine la prima grande alleanza è quella formata da ben cinque colossi: Ford, Google, Volvo, Uber e Lift, costituendo la "Self-Driving Coalition for Safer Streets", con a capo l'ex presidente della NHTSA (l'ente americano che si occupa di sicurezza stradale) David Strickland, che ha come obiettivo la definizione di standard tecnologici e legislativi per tutti, capaci di rendere omogeneo e facile l'avvento della guida autonoma.

A ruota segue la "5G Automotive Association", fondata dai gruppi tecnologici Intel, Huawei, Ericsson, Nokia, Qualcomm e dalle case automobilistiche Audi, BMW e Daimler. In questo caso l'obiettivo è quello di garantire degli standard elevati di connessione (il 5G previsto tra il 2020/2021 che permetterà lo scambio di dati 33 volte più velocemente) capaci di reggere la rivoluzione in arrivo. Ed eccoci all'ultima grande alleanza, che porta porta in nome di "Automotive Edge Computing Consortium" creata da diverse aziende giapponesi, tra le quali emergono la Toyota e l'americana Intel, ma anche marchi come Denso, Ericsson e la Ntt (Nippon Telegraph and Telephone Corporation) e la nuova nata in via sperimentale "Ntt Docomo".

Qui l'obiettivo è maggiormente inclusivo perché intende sviluppare un sistema orientato alle automobili connesse ed anche a guida autonoma con piattaforme di cloud per lo scambio di informazioni tra veicoli, big data e grandi mappe digitali di nuova generazione. Ma si parla anche dello sviluppo di standard comuni. Si evince come l'obiettivo generale di tutti questi gruppi sia quello di formare degli standard in piena collaborazione e condivisione, con la creazione di una piattaforma V2X (vehicle-to-everything) in grado di far dialogare le automobili sia tra di loro che con l'infrastruttura cittadina e tecnologica, tramite lo scambio rapido di grandi quantità di dati; le porte ormai si stanno aprendo e solo la collaborazione e la condivisione tra tutte le realtà in campo (compresi gli utenti) potrà dare dei veri risultati utili.

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