Il furto di token Claude segna una nuova fase nella sicurezza dell'intelligenza artificiale generativa. I criminali non mirano più solo a password o carte di credito, ma a quote d'uso, sessioni e autorizzazioni OAuth, sfruttando il valore economico degli accessi AI per consumare servizi premium a spese delle vittime. Diversi utenti Claude hanno riscontrato un aumento anomalo nel consumo dei propri token, senza attività riconducibili a loro. Il consulente AI Grant de Swardt, abbonato a Claude Max, ha notato incrementi inspiegabili anche dopo aver disabilitato integrazioni e attività locali.
Sessioni compromesse e token OAuth
Anthropic ha identificato una chiave di sessione Claude compromessa, usata per generare token OAuth di Claude Code non autorizzati. Questa situazione è particolarmente delicata: un account legittimo può diventare infrastruttura di consumo per terzi, erodendo la quota mensile del proprietario senza dettagli sull'origine dell'utilizzo. Anthropic ha invalidato sessioni e token lato server, sospeso temporaneamente gli account e, in alcuni casi, riconosciuto rimborsi. Tuttavia, non è stato chiarito come gli utenti possano identificare autonomamente gli abusi.
La visibilità è un punto critico. Se un servizio misura l'utilizzo complessivo ma non offre rendicontazione granulare, il furto di token Claude può rimanere opaco fino all'esaurimento della quota o all'addebito.
Per i professionisti che impiegano agenti AI in attività operative o automazioni, la sospensione dell'account non è un semplice disagio, ma può interrompere processi produttivi essenziali.
Gli infostealer e il credito AI
Il problema non è legato a un malware specifico di Claude, ma all'impiego di comuni infostealer. Questi software malevoli sottraggono credenziali, cookie di sessione e dati di autenticazione salvati sui dispositivi. Famiglie note come Vidar, LummaC2, StealC, RedLine, Acreed e Atomic Stealer raccolgono sessioni valide con un valore economico. La dinamica è efficace: un utente viene infettato, ad esempio scaricando software pirata; il malware estrae i dati di accesso autenticati; il criminale riutilizza quelle sessioni per accedere a servizi. Ciò rende gli account AI e i relativi token bersagli appetibili, data la loro utilità economica e il valore degli accessi premium.