Con gli annunci del DevDay 2026, OpenAI sta ridefinendo il panorama della distribuzione software, puntando a spostare il baricentro direttamente all'interno di ChatGPT. L’analisi di TechCrunch evidenzia una direzione chiara: trasformare il chatbot in un ecosistema dove le applicazioni vengono suggerite, collegate e utilizzate fluidamente nel flusso della conversazione. Il concetto emergente è quello di un nuovo canale di scoperta e utilizzo, che, pur non essendo un “negozio” tradizionale come gli app store di Apple o Google, ne sta costruendo i componenti essenziali: scoperta, interfaccia, identità e accesso ai servizi.

Si delinea così la visione di un vero e proprio ChatGPT app store, inteso come piattaforma integrata.

Il ChatGPT app store: dalla ricerca alla proposta contestuale

Il cambiamento più significativo risiede nel passaggio da un modello in cui l'utente cerca attivamente un'app a uno in cui l'assistente AI suggerisce lo strumento più idoneo al compito specifico. In questa logica, ChatGPT si configura come una superficie di distribuzione dinamica: è capace di riconoscere un bisogno, proporre un'applicazione compatibile e permetterne l'uso diretto, senza la necessità di abbandonare l'interfaccia del chatbot. L'evoluzione dell'architettura dei plugin, con l'introduzione di estensioni e pannelli interattivi, apre la strada alla creazione di versioni AI-native di prodotti già esistenti.

Queste nuove esperienze sono concepite per essere più simili a un workspace conversazionale che a un'app mobile tradizionale.

Questa innovazione non si limita all'usabilità. Per gli sviluppatori, un ChatGPT app store rappresenta un nuovo canale di accesso agli utenti, un aspetto cruciale in un futuro dove una parte crescente della scoperta software potrebbe passare attraverso gli agenti AI. Per OpenAI, d'altro canto, questa strategia consolida il ruolo di ChatGPT come una vera e propria piattaforma AI, andando oltre la semplice funzione di prodotto.

Identità digitale, allowance AI e marketplace enterprise

Un elemento chiave di questa strategia è Sign in with ChatGPT, una funzionalità progettata per estendere l'identità dell'utente e la sua allowance AI all'interno di applicazioni di terze parti.

Tra i partner iniziali citati figurano Devin di Cognition, Notion, Vercel, T3, OpenClaw e Dactyl. L'obiettivo primario è minimizzare l'attrito tra strumenti diversi: l'utente può così trasferire parte della propria esperienza e contesto da ChatGPT ad ambienti esterni, senza dover reimpostare credenziali o permessi.

Una logica simile si manifesta nel marketplace enterprise di OpenAI, che vanta oltre 30 partner, tra cui nomi di spicco come Adobe, Figma, Salesforce, ServiceNow, HubSpot, CrowdStrike e Palo Alto Networks. Sebbene il modello non replichi ancora il classico sistema di billing e revenue sharing degli app store, si presenta come una vetrina B2B dove i partner possono offrire servizi approvati ai clienti OpenAI.

Si tratta di un'infrastruttura commerciale embrionale, ma pienamente coerente con la visione di una piattaforma AI centrale per il software aziendale.

Dots e la nuova interfaccia degli agenti

L'articolo di Axios approfondisce ulteriormente il quadro, descrivendo altri annunci principali emersi durante il DevDay 2026. Tra questi spiccano Dots, GPT-6.1 Sol e ChatGPT Space. Queste innovazioni, insieme alle altre presentate, delineano la visione di OpenAI per un futuro in cui l'intelligenza artificiale non solo risponde alle domande, ma agisce come un ecosistema integrato per la scoperta, l'interazione e la gestione del software.