antonio polese, meglio noto come "Il Boss delle cerimonie", è morto questa notte presso la clinica Pineta Grande situata sulla costa domiziana. La notizia del suo decesso è stata confermata dai famigliari.

Nelle scorse settimane il Boss si era sottoposto a visite e accertamenti presso la clinica Pineta di Castel Volturno e, a fine ottobre, era stato ricoverato prima all'ospedale di Castellammare di Stabia e successivamente all'ospedale Monaldi per uno scompenso cardiaco.

Don Antonio era il proprietario del grand hotel-ristorante "la sonrisa" di Sant'Antonio Abate, in provincia di Napoli. Il Boss, presso il suo ristorante, organizzava e celebrava i matrimoni che l'hanno reso noto su "Real Time".

La bufala della morte a inizio Novembre

La notizia della morte del Boss (poi risultata essere falsa) era già circolata in rete all'inizio di Novembre e i fan del boss avevano sommerso di messaggi di cordoglio e affetto i suoi famigliari. Sicuramente gli ultimi mesi di vita del Boss non sono stati dei più felici: oltre ai numerosi controlli di salute a cui si è sottoposto, recentemente anche il suo lussuoso grand hotel ristorante, all'interno del quale venivano celebrate le cerimonie che lo hanno reso famoso ha avuto numerosi problemi.

La confisca del lussuoso hotel-ristorante "La Sonrisa"

Nelle ultime settimane, però, Antonio Polese e la sua famiglia hanno dovuto affrontare la confisca del ristorante all'interno del quale venivano girate le puntate de "il boss delle cerimonie" ove i protagonisti, oltreché gli sposi, celebravano i riti e le tradizioni dei matrimoni napoletani.

Lo scorso 8 novembre, infatti, il Tribunale di Torre Annunziata ha posto sotto sequestro il lussuoso albergo-ristorante "La Sonrisa" poiché, secondo la procura, l'hotel sarebbe stato costruito senza averne i permessi. In passato l'hotel-ristorante aveva anche ospitato, la trasmissione Rai "Napoli prima e dopo". Nelle indagini della procura sono stati coinvolti anche il fratello di "don Antonio" Agostino Polese e la moglie Rita Greco.

Entrambi sono stati condannati ad un anno di reclusione per abusi edilizi.

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