La prima puntata è andata in onda nel 1994, ma il programma non è mai invecchiato. Ieri sera su Rai Tre è tornato in prima serata il cult "storie maledette" ideato, scritto e condotto da franca leosini ed è stato subito boom di ascolti con oltre un milione e 800mila spettatori, e successo social. Per aprire la nuova stagione, la giornalista napoletana ha scelto uno dei casi più complessi di cronaca nera degli ultimi anni, il delitto di avetrana. Nel carcere di Taranto in esclusiva ha incontrato Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano, cugina e zia di Sarah Scazzi, la 15enne uccisa il 26 agosto 2010.

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Per quell'omicidio entrambe sono state condannate all’ergastolo. La seconda parte del'intervista [VIDEO] andrà in onda domenica 18 marzo.

Stile Leosini

Dopo aver accettato l'invito di Claudio Baglioni al festival di Sanremo, l'atteso ritorno della giornalista alle storie maledette non ha deluso i 'leosiners', suoi stimatori social.

La giornalista che ha fatto parlare il mostro del Circeo Angelo Izzo o il capo della banda della Uno bianca, Fabio Savi, anche nella puntata di ieri si è distinta con una delle sue "garbate interviste choc". Stile impeccabile, rigoroso, capace di unire a un lessico forbito e ricercato, termini colloquiali e modi diretti, ieri ha sorpreso e spiazzato il pubblico con espressioni subito rimbalzate via Twitter. Quali "gli ardori lombari" riferiti a Ivano, il ragazzo che sarebbe stato causa della gelosia di Sabrina per la cuginetta Sarah, o Sabrina definita "sentimentalmente genuflessa" e "una babbalona". Leosini ha incontrato Sabrina e Cosima [VIDEO] separatamente per evitare che si influenzassero a vicenda, ma ha creato una sceneggiatura sapiente in cui interagiscono alternandosi nel racconto.

Rigore e batticuore

L'indagatrice dell'anima umana, come lei stessa si definisce, ha rivelato che per preparare la puntata sul delitto di Avetrana, ha studiato 10mila pagine del faldone processuale. Una delle sue regole fondamentali è un lavoro preparatorio meticolosissimo, a cui segue il 'solfeggio', cioè la cura maniacale dei testi raccolti in un librone che la accompagna quando in carcere intervista i protagonisti di casi efferati. Un'altra delle sue regole è di non concordare mai le domande in anticipo per non levare spontaneità alle risposte. Per questo motivo è saltata la quarta puntata del nuovo ciclo: ci saranno solo tre speciali. Tante regole, ma poi l'emotività, a dispetto dell'apparenza, non svanisce mai. Dopo aver incontrato Sabrina e Cosima non ha chiuso occhio. "La verità è che il callo non lo fai mai".

Alla ricerca del criminale che è in ognuno di noi

Il successo della formula di Franca Leosini è che le sue interviste vanno oltre la cronaca che non ha tempo. L'impeccabile signora affronta ogni storia con l'intento di capire cosa sia successo nella vita di chi precipiti nel baratro di una storia maledetta.

Il suo racconto tiene sempre presente la storia processuale, ben sapendo però che la verità interiore può essere tutt'altra. "Non cerco la verità, che è compito di inquirenti e magistrati, cerco di capire. Io vado alla ricerca delle ragioni profonde che hanno portato il protagonista di quella storia all'orrore di un gesto che non gli somiglia". Leosini traccia la storia non di professionisti del crimine, ma di persone 'normali' che all'improvviso si sono trovate in situazioni anormali che le hanno fatte sbandare, deviare. A loro lei dà la possibilità di un "restauro dell'immagine" svelando la propria verità umana. E lo spettatore deve sospendere le consuete categorie di pensiero perché chi racconta la propria storia è un uomo come lui che mostra il potenziale delinquente in ognuno di noi.