Nel giorno del 5 maggio, uno di quei fatidici giorni nel quale spesso la storia ha deciso di palesarsi e consegnarsi all'immortalità con eventi che han cambiato la concezione se non la percezione stessa di alcune epoche, il mondo della scuola italiana sciopera, si ribella e scende in Piazza contro il ddl "La Buona #Scuola" di Renzi. Mai data fu più appropriata, mai sciopero poteva cadere in un giorno così adatto ad accompagnare una manifestazione di massa così decisiva nella storia della cultura e dell'istruzione del nostro vessato Paese. E si perché quella scuola che il governo sta decidendo di modificare, senza un confronto diretto e proficuo con le parti in causa, è proprio quella stessa scuola che dovrà raccontare ai futuri alunni gli eventi, gli episodi che son avvenuti proprio il 5 Maggio: dalla morte di Napoleone alla scarcerazione di Gandhi, dalla Guerra di Etiopia all'inizio degli Stati Generali in Francia.

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Insomma, il giorno prescelto per il grande sciopero nazionale era ed è quello perfetto per la simbologia insita nel 5 Maggio ma, oltre a queste perfette congiunture temporali, andiamo a vedere cosa si contesta nel merito.

  1. Il primo nodo cruciale della contesa è il piano assunzioni voluto dall'esecutivo, per l'anno scolastico 2015/16 il Miur prevede di stabilizzare circa 100mila docenti ad esclusione però degli insegnanti dell'infanzia (23mila unità) e dei circa 80mila docenti abilitati con Tfa (tirocinio formativo attivo) e Pas (percorso speciale abilitante) che resterebbero precari.
  2. Capitolo Presidi, con il presente ddl il governo intende rafforzare ancora di più le già ampie prerogative dei dirigenti scolastici consegnando a questi ultimi la facoltà di poter assumere gli insegnanti e tre coadiuvanti iscritti negli albi territoriali, i presidi poi saranno responsabili dei piani didattici e formativi e potranno premiare i docenti in base al merito (del tutto discrezionale) riconoscendo aumenti di stipendio. Inoltre il Dirigente scolastico avrà la facoltà, scavalcando gli organi collegiali declassati a meri fini consultivi, di richiedere in un piano triennale il fabbisogno di risorse economiche e strumentali da predisporre per il corretto funzionamento dell'istituto in questione.
  3. Capitolo lavoro, nel ddl di Renzi e co. si predispone un piano di alternanza fra studio e lavoro da approntare per tutti gli istituti. In sostanza, nei periodi dove la scuola è chiusa gli alunni maggiori di 15 anni sarebbero impiegati gratuitamente (200 ore per i licei e 400 per gli istituti professionali) in Aziende convenzionate, camere di commercio o enti pubblici. Tale situazione, mascherata come una opportunità per gli studenti, sembra più un modo per foraggiare il lavoro gratuito dei ragazzi.
  4. Scuole paritarie, per la frequenza delle scuole private, così come per quelle statali, i genitori potranno detrarre fino al 19% delle spese scolastiche. Inoltre le scuole private potranno accedere a fondi (school bonus) anche privati per adeguare le proprie strutture.

Analizzate le criticità che vengono aspramente contestate poi, a destare inquietudine nel già poco sereno clima nel quale si parla della predetta riforma bisogna dire, ad onor del vero, che gli emendamenti proposti dalle opposizioni sono stati ridotti in maniera davvero esagerata dalla maggioranza che, seppur disposta al confronto almeno a parole, nei fatti rinvia ogni decisione al governo.

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In definitiva, nel giorno della morte di Napoleone che si "nomò due secoli" la scuola italiana tutta si risveglia con un impeto d'orgoglio per contestare e possibilmente migliorare un disegno di legge sicuramente dalle poche luci e dalle tantissime ombre voluta da un Presidente del Consiglio che, sulla scia dei suoi discutibili modi di fare, intende farsi "silenzio ed arbitro". #Lavoro giovani #Matteo Renzi