Netto cambio di strategia comunicativa per i candidati del partito Repubblicano. Nell'ultimo dibattito tv, andato in onda sulla CNN, Rubio, Trump, Cruz e Kasich hanno optato per toni leggeri, quasi amichevoli. Blande le accuse e soporifere le risposte. Fonti vicine al GOP confermano questa come una strategia voluta dai vertici del partito per appianare le polemiche che vedevano una netta scissione tra il fronte "trumpiano" e quello "cubano". Si parlava infatti di un "bellum intestinum" tra Donald Trump ed il duo all'inseguimento Rubio-Cruz.

Toni pacati di Cruz e Rubio. Il Tycoon diventa mansueto

Sorprendente è stata la scelta di Rubio e Cruz di non attaccare con violenza il favorito nei sondaggi, Donald Trump.

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Ha suscitato curiosità la netta cesura con quelle che erano state le modalità dei due " cubani" nei passati confronti in tv. Vi sono sempre stati attacchi ed invettive nei confronti del tycoon newyorkese. A maggior ragione, viste le imminenti primarie in Florida, martedì 14 marzo, quasi un'ultima spiaggia per le velleità di rimonta di Marco Rubio e Ted Cruz. Si voterà, oltre che in Florida, anche in Ohio, Illinois, Missouri e North Carolina, con una posta in palio di 350 delegati. Vige la regola del  "winner-takes-all" chi vince prende tutto. Quella nella notte è stata probabilmente l'ultima chance di recuperare terreno su "the Donald".

Negli attimi precedenti al dibattito, il numero uno del Grand Old Party, Reince Preibus, ha sottolineato l'unità di intenti dei candidati, confermando che "chi vincerà avrà il supporto degli altri candidati".

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Il dibattito si è focalizzato sul disgelo, sull'islam, immigrazione e lotta all'Isis. Trump ha espresso la necessità di "impiegare 20-30 000 uomini per combattere l'espansione dello stato islamico". Ha poi proseguito, qui con i suoi soliti toni battaglieri: "I musulmani ci odiano, molti di loro vogliono attaccarci e questo è un problema". Pronta la replica di Rubio che ha criticato i toni eccessivi del magnate: "Trump crea un ambiente ostile, un presidente non può dire tutto ciò che gli passa per la testa, perché ciò che afferma ha conseguenze in patria e nel mondo intero".

Continua lo scontro, se così si può dire, tra Rubio e Trump, sulla proposta del tycoon di sospendere la green card per i lavoratori stranieri. Sembra un confronto all'insegna del politically-correct, come non lo era mai stato prima d'ora. I due candidati di origine cubana si dicono contrari alla politica di Obama dei disgelo con Cuba, mentre Trump si è detto convinto della necessità di un cambio politico: "Dopo 50 anni, ci vuole un grande accordo".

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Trump e l'intelligenza politica

Donald Trump gongola dopo l'ultimo dibattito. A quanto pare, l'accordo di non belligeranza tra i candidati repubblicani non ha fatto altro che congelare le posizioni in vista del super-tuesday. Trump non avrà guadagnato nei sondaggi, verissimo, ma non ha nemmeno perso. Una vittoria in Florida lo avvicinerebbe alla candidatura ufficiale come candidato repubblicano. La sua intelligenza è stata nel non provare ad approfittare della situazione venutasi a determinare. Se avesse tenuto lo stesso atteggiamento dei passati scontri, sarebbe andato incontro a feroci critiche e ad una probabile frattura con il partito. Ha mostrato un'enorme intelligenza politica, una lettura efficace della situazione, riuscendo comunque a non uscire sconfitto dal dibattito. Inoltre ha ricevuto un endorsement inaspettato da Ben Carson, il chirurgo ritiratosi dalla corsa alla candidatura. Carson ha spiazzato così i vertici del partito, ma anche molti dei suoi sostenitori, con un appoggio del tutto inaspettato.

Gli americani e Google

Cresce, tra gli americani, il timore di una vittoria di Trump. Una web-research di Brandwatch ha registrato, dopo la vittoria di Trump nell'ultimo super-tuesday, un'impennata delle ricerche su Google sulle modalità di trasferimento in Canada. L'amministrazione canadese fa sapere che, per i più idonei, il tempo minimo è di 38 giorni. #Barack Obama #Esteri