Partiranno oggi le riunioni parlamentari presso la Commissione giustizia del Senato riguardanti i temi dell'amnistia e dell'indulto, proseguendo fino al prossimo 28 aprile. In attesa di conoscere quali saranno le evidenze prodotte da quest'ultimo appuntamento arrivano nuovi commenti sulle carceri anche dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervenuto su Canale 5 durante "La Telefonata" in merito ai risultati prodotti dalla recente riforma. "Le nostre carceri tendono ad un modello dove si accede ai benefici se non si è fatto niente di male, ma neanche niente di bene. Ed in alcuni casi non si può accedere sulla base di alcuni tipi di reati" spiega l'esponente del #Governo, riferendosi alle liberazioni anticipate, a sconti di pena e anche alla possibilità di accedere al lavoro.

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Il Ministro sottolinea come l'accesso a queste pratiche avviene ora sulla base del passare del tempo, qualora non siano avvenuti episodi di rilievo. Sarebbe necessario invece creare un modello nel quale il percorso di recupero e reinserimento possa essere personalizzato sull'individuo e sul suo comportamento.

Amnistia e indulto 2016, in molte carceri mancano possibilità alternative

Stante la situazione, il Ministro Orlando ha risposto anche in merito alla preoccupazione dell'opinione pubblica su alcuni recenti casi di cronaca, sottolineando l'importanza di distinguere tra i diversi casi. In particolare, ha spiegato che le pene alternative "non sono soltanto la scarcerazione, possono essere anche la possibilità di eseguire lavori utili alla collettività", mentre altrettanto importante è il fatto che risultino "commisurate al tipo di reato e al tipo di condotta".

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Nella pratica, bisogna tenere conto maggiormente del "ravvedimento" della persona, anche per ridurre i costi sostenuti dalla collettività nelle carceri e per evitare recidive, tenendo presente che in Italia questo parametro resta tra i più alti d'Europa. E tra gli esempi virtuosi, l'esponente del Governo cita una recente convenzione con il Comune di Roma grazie alla quale 120 detenuti hanno collaborato per l'Organizzazione del Giubileo. "Tutte le statistiche dicono che chi ha in qualche modo lavorato, studiato o contribuito a produrre qualcosa ha un tasso di recidiva più basso".

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