#Romano Prodi ha rotto gli indugi ed ha annunciato che voterà SI al referendum costituzionale del 4 dicembre. Anche se le sue valutazioni non sono troppo lusinghiere su una riforma definita “modesta”, il ‘professore’ ex leader dell’Ulivo decide di schierarsi, dice lui, per salvare la stabilità del paese, suscitando l’ilare reazione di Pier Luigi Bersani (guarda il video qui sotto). Il fronte renziano del SI al referendum naturalmente esulta, visto che può intestarsi il voto del ‘padre’ del centrosinistra italiano. Ma non è così scontato come sembra il fatto che l’endorsement di Prodi riesca a spostare voti in favore del SI. La pensa così la storica sondaggista di Berlusconi, #Alessandra Ghisleri, secondo la quale Prodi potrebbe essere visto come un altro pezzo di establishment favorevole alla riforma già ben rappresentato da nomi come quelli di #Wolfgang Schäuble, Jean Claude Juncker, Sergio Marchionne, Flavio Briatore, Barack Obama e Angela Merkel.

Pubblicità
Pubblicità

I dubbi della Ghisleri su Prodi

Mentre i rappresentanti del fronte del SI al referendum esultano a reti unificate su tv, giornali, agenzie e web per il Si annunciato da Romano Prodi, non tutti vedono positivamente la discesa in campo del ‘professore’ in favore di Renzi. È il caso della nota sondaggista Alessandra Ghisleri. “Bisogna vedere se Prodi - dice la Ghisleri ad Huffington Post - sposta voti a favore del SI o a favore del NO. Nel senso che fuori dal Pd non è amato nel centrodestra, perché è stato l’avversario per vent’anni”, mentre “er l’elettorato grillino è un pezzo di establishment”.

Da Prodi a Schäuble, tutti i nomi dell'establishment per il SI

I fondati dubbi della sondaggista più ascoltata dal Cavaliere - oltre a rimandare ai voti anti establishment già espressi in Gran Bretagna con la Brexit e negli Usa con la vittoria di Donald Trump - si basano sulla percezione popolare negativa rispetto a determinati personaggi pubblici.

Pubblicità

Il fronte del SI, infatti, oltre a Prodi arruola nomi del calibro del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble (descritto come ‘cattivo’ per eccellenza dallo stesso Renzi fino a pochi giorni fa), della sua cancelliera ‘rigorista’ Angela Merkel, dell’uscente presidente americano Barack Obama, il cui mandato è stato macchiato dall’inaspettato trionfo di Trump.

Ma a dire SI ci sono anche l’ad di Fca Sergio Marchionne, il proprietario del Billionaire Flavio Briatore, il finanziere di Algebris Davide Serra, tutta la Confindustria, il capo di Mediaset Fedele Confalonieri, la banca d’affari Jp Morgan, il pittoresco imprenditore Gianluca Vacchi (noto per aver ballato il brano ‘Andiamo a comandare’ di Fabrizio Rovazzi) e i politici italiani Denis Verdini, Pier Ferdinando Casini, Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto.