Sally Yates, il Ministro della Giustizia sopravvissuto al Governo Trump è stata licenziata. Quest'ultima pare non aver gradito il decreto sull'immigrazione proposto da Trump ed ha manifestato la propria contrarietà ordinando al proprio dipartimento di non appoggiarlo in tribunale. Tale comportamento ha innescato la reazione di Trump che ha immediatamente chiesto il licenziamento della Yates. Non è finita qui perché circa 2.000 impiegati Google hanno unito le loro forze per inveire contro il decreto Trump sull'immigrazione oggetto del licenziamento dell'ormai ex Ministro della Giustizia. Alla protesta si sono anche accodati i vertici di Amazon che promettono di lottare e denunciare il decreto attuato.

Pubblicità
Pubblicità

Si annoverano anche centinaia di membri ai vertici dei vari colossi del web e numerosi investitori che non hanno digerito la notizia del decreto. I principali sono stati IndieGogo, BuzzFeed e Uber.

Ecco il decreto che sta spaccando il mondo

"Noi dovremmo fare ogni cosa in nostro potere per attrarre questi imprenditori negli Stati Uniti" Questo il testo di una lettera spedita ai Senatori americani sperando in un loro cambio di rotta. Sembra chiaro che colossi come Microsoft, Amazon ed Expedia abbiamo unito le forze per mostrare solidarietà al Ministro licenziato portavoce di un disaccordo generale. La stessa Yates probabilmente ha suggerito a tali società di denunciare il fatto e farsi sentire. Il tanto acclamato 'tradimento' di Yates pare essere semplicemente una punizione per un parere dissonante fra il popolo ed il neo Presidente degli #USA.

Pubblicità

La reazione nel mondo e dei grossi colossi

Comcast, Verizon, Time Warner e AT&T non si sono ancora espressi ma pare che la loro idea sia simile a quella dei colossi prima citati. Altre iniziative contro il decreto sono state intraprese da Starbucks (che ha dichiarato di assumere alcune migliaia di rifugiati) e Nike che ha espresso il proprio disgusto per la politica adottata da Trump. 21st Century Fox e Buzzfeed invece si sono schierati con i lavoratori che vedono la loro posizione a rischio dopo la decisione presa da #Donald Trump #Microsoft