Qin Shi Hunagdi sta alla Grande Muraglia come Xi Jinping sta a Jing Jin Ji. Un'equazione senza incognite, dal risultato mostruoso, frutto di una tradizione (o di una lunga serie di capricci) millenaria, la stessa che spinse il primo imperatore cinese a volere gli oltre 6 mila chilometri di mura, nonché l'Esercito di terracotta. Grandezza, maestosità, magnificenza, ma anche eccesso, insensatezza o, come sostiene una cospicua frangia di urbanisti, finzione.

Già, perché c'è anche chi contesta l'idea e pensa che in realtà, dietro la smania presidenziale, non ci sia nulla di nuovo, o ancor meglio, nessun beneficio.

Oltre 200 mila km quadrati, più di 100 milioni di abitanti

L'unione tra pechino, Tientsin e la provincia dell'Hebei dà come risultato questi impressionanti numeri. Una città, se così la si potrà definire, grande come due terzi della nostra penisola, con una popolazione equivalente all'incirca a italiani e spagnoli messi insieme!

L'approvazione del progetto dei giorni scorsi riguarda l'estensione della rete ferroviaria tra le due città e la provincia che fa loro da contorno, con oltre 30 miliardi di dollari stanziati. Da anni le autorità cinesi stanno pensando a soluzioni che possano se non altro alleggerire il costante e pressante incremento di popolamento urbano e delle necessità che ne conseguono. Nello specifico, il prospetto riguardante la fusione delle due più grandi città del Nord del Paese con la provincia limitrofa risale agli inizi degli anni Ottanta, ma solo adesso sta prendendo piede: le opere di costruzione dovrebbero terminare nel 2020, per dopo lasciar spazio a ulteriori interventi facenti parte di un più esteso e ampio disegno che proseguirà per almeno tutto il decennio successivo, portando alla realizzazione di oltre 1000 chilometri di rete ferroviaria, spalmati su nove piani di lavoro.

"Un modello per la futura urbanizzazione in Cina"

Le parole del Presidente cinese Xi Jinping suonano intense e acute, come se uscissero dall'archetto di un contrabbasso, senza far trasparire la benché minima esitazione. Tuttavia, alcuni risultati, e soprattutto alcune conseguenze, sono già tangibili: in un Paese dove erano già abbondanti le megalopoli, di questo passo presto lo saranno pure le super-megalopoli, dove si susseguono grattacieli e conurbazioni come fossero granelli di sabbia nel deserto e dove milioni di persone lottano quotidianamente per la 'dose' minima di spazio.

L'altra faccia della medaglia è l'indiscutibile crescita economica, con un'invidiabile facilità per fare affari, viste le ridottissime distanze (a volte fra luoghi che fino a pochi anni fa non erano neppure collegati, come nel caso della capitale con Binhai, un distretto di Tientsin di recente affermazione, considerato un polo di sviluppo economico in tutto il Paese nonché porta di accesso al Nord della Cina), con la crescita esponenziale delle quote azionarie delle aziende coinvolte nell'operazione a farne da testimone.

Siamo di fronte al solito vecchio dilemma, al rapporto uomo/natura e, in un'epoca contrassegnata dal concetto di sostenibilità, assistiamo imperterriti, nostro malgrado, alla nascita di veri e propri 'mostri urbani', di dimensioni spropositate. Come se il Regno Unito decidesse di trasformare il suo territorio in un unico gigantesco agglomerato, sacrificando tutto a discapito della competitività e della (presunta) ricchezza materiale.

Non ci resta che dire (e sperare): Dio salvi la re-Cina!

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