C’è un modo originale per sentirsi legati al Salento anche a centinaia di chilometri di distanza: adottare un ulivo. Non si tratta soltanto di un gesto simbolico o di un regalo particolare, ma di un progetto che punta a contribuire alla ricostruzione degli oliveti colpiti dalla Xylella e a sostenere gli agricoltori del territorio.

L’iniziativa è promossa da OlivaMi, associazione che permette di adottare a distanza uno o più ulivi destinati a essere piantati nei terreni degli agricoltori che partecipano al progetto. Le principali aree di piantumazione si trovano nelle campagne intorno a Carpignano Salentino, tra Maglie e Otranto, nel cuore del Salento.

Secondo i dati pubblicati dall’associazione, attualmente sono 40 gli agricoltori coinvolti.

Dal dramma della Xylella alla rinascita degli oliveti

Per comprendere il significato dell'iniziativa bisogna partire dalla Xylella fastidiosa, il batterio che ha colpito duramente gli ulivi della Puglia. La malattia interessa il sistema vascolare delle piante e può provocare il disseccamento e, nei casi più gravi, la morte dell'albero.

La Commissione europea ricorda che in Puglia gli interventi sugli ulivi infetti, compresa la potatura radicale, non sono riusciti finora a impedire in modo definitivo il successivo deterioramento e la morte delle piante, anche perché la risposta varia in funzione della suscettibilità delle diverse varietà di olivo.

OlivaMi stima che negli ultimi anni la Xylella abbia distrutto oltre 21 milioni di ulivi nel Salento, con conseguenze pesanti anche per il mondo agricolo. Sono numeri forniti dall'associazione e vanno quindi letti come dati relativi alla sua attività e alla sua ricostruzione dell'impatto sul territorio.

La questione, comunque, è tutt'altro che chiusa. Nel giugno 2026 l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, EFSA, ha organizzato a Mola di Bari la quinta Conferenza europea sulla Xylella fastidiosa, riunendo ricercatori, esperti e rappresentanti delle istituzioni per fare il punto sulla ricerca e sulle strategie di gestione del batterio.

Tra gli argomenti affrontati ci sono anche la resistenza genetica di alcune varietà di olivo, gli studi sul comportamento delle piante nel lungo periodo e nuove strategie di intervento.

Secondo EFSA, la ricerca sta contribuendo a costruire strumenti che potrebbero sostenere la rigenerazione dell'olivicoltura nelle aree colpite.

Come funziona l'adozione di un ulivo

L'idea di OlivaMi è semplice: chi aderisce sceglie un piano di adozione e contribuisce alla piantumazione di nuovi alberi. Gli ulivi vengono messi a dimora nei terreni degli agricoltori aderenti, che si occupano poi della conduzione dell'oliveto.

L'adottante può inoltre dare un nome al proprio ulivo. L'associazione prevede un certificato di adozione con le informazioni relative all'albero e alla posizione dell'oliveto; è inoltre possibile visitare il proprio ulivo in Salento.

L'adozione ha una durata annuale e può essere rinnovata.

Non è quindi necessario trasformare l'iniziativa in un impegno pluriennale obbligatorio: chi aderisce può decidere di proseguire di anno in anno.

C'è poi un altro elemento che rende il progetto particolare. L'adozione non si conclude con la piantumazione: in base al piano scelto, l'adottante riceve anche una quantità di olio extravergine di oliva prodotto dagli ulivi del progetto. L'associazione indica quantità differenti nel corso degli anni, legate alla crescita degli alberi.

Un regalo, ma anche un legame con il territorio

L'ulivo può essere adottato anche come regalo. È possibile indicare il destinatario, personalizzare il messaggio e associare all'albero un nome particolare. Una formula che trasforma l'adozione in un'idea regalo alternativa, ma soprattutto crea un legame concreto con un territorio che da anni affronta una delle crisi più importanti della propria storia olivicola.

Secondo OlivaMi, l'obiettivo è infatti sostenere contemporaneamente la rinascita degli oliveti e gli agricoltori che tornano a coltivare le campagne salentine. Il contributo degli adottanti serve a sostenere la conduzione degli alberi e la possibilità di piantare nuovi ulivi.

L'associazione attribuisce inoltre ai nuovi alberi un ruolo anche sul piano ambientale, stimando per ogni ulivo un assorbimento di circa 150 chilogrammi di CO₂ all'anno. È importante sottolineare che si tratta di una stima dichiarata da Olivami, non di un dato universale applicabile a qualsiasi ulivo in qualunque condizione.

Un piccolo gesto dentro una sfida molto più grande

Adottare un ulivo, naturalmente, non può risolvere da solo il problema della Xylella.

La gestione della malattia richiede ricerca scientifica, monitoraggio, controllo dei vettori, strategie agricole e collaborazione tra istituzioni e operatori del settore.

Il fatto che nel 2026 EFSA abbia dedicato una conferenza europea proprio in Puglia alla ricerca sulla Xylella dimostra quanto la questione resti attuale. Gli studi presentati hanno riguardato anche le varietà di olivo potenzialmente più resistenti e nuove strategie per comprendere e gestire il rapporto tra pianta e batterio.

In questo scenario, l'idea di OlivaMi rappresenta soprattutto una forma di partecipazione dal basso: chi vive lontano dalle campagne salentine può contribuire, attraverso l'adozione, a un progetto agricolo locale e seguire nel tempo la crescita di un albero.

Ed è forse proprio questo l'aspetto più curioso dell'iniziativa. Non si compra semplicemente una bottiglia di olio e non si acquista un souvenir del Salento: si associa il proprio nome a un albero che cresce in una campagna reale, affidato alle cure di un agricoltore.

In una terra dove per secoli l'olivo ha rappresentato paesaggio, economia e identità, adottarne uno significa così entrare, almeno simbolicamente, nella storia di un territorio che sta cercando di ricominciare.