Il vicepresidente del Consiglio regionale delle Marche, Giacomo Rossi dei Civici Marche, ha espresso la sua ferma opposizione all'apertura del Pozzo del Burano, una riserva idrica strategica, contestandone sia il merito che il metodo. L'iniziativa si colloca nel contesto di una grave crisi idrica che sta affliggendo anche il territorio del Pesarese. Rossi ha sottolineato come l'attivazione della riserva sia avvenuta senza il benché minimo coinvolgimento dei Consiglieri regionali del Territorio, tra cui il sottoscritto.
A fronte di questa situazione, il vicepresidente ha richiesto una spiegazione dettagliata e l'immediata chiusura del pozzo, anche alla luce delle recenti piogge che hanno interessato la zona.
Rossi ha evidenziato una differenza di approccio rispetto alle legislature precedenti, quando la Giunta Acquaroli avrebbe mostrato maggiore attenzione nella gestione di questa riserva strategica, sia nelle decisioni di apertura sia nella discussione preventiva delle stesse. "Dire che sono arrabbiato su quello che è successo, è poco, anche perché adesso il centrodestra è a capo sia di Ato che della Regione", ha dichiarato con rammarico.
La gestione del Pozzo del Burano e le criticità
Il Pozzo del Burano è riconosciuto come una riserva strategica di Protezione Civile, destinata ad essere attivata esclusivamente in situazioni di emergenza ufficiale. È stato rilevato che nel 2023 il pozzo non è stato utilizzato, mentre nel 2026 è stato attivato a partire dal 9 agosto, nonostante la persistente siccità.
Rossi ha ricordato un precedente significativo risalente al 2017, quando il pozzo rimase operativo per ben 68 giorni, con una portata variabile tra 300 e 150 litri al secondo. Questa quantità, ha specificato, equivale al volume erogato in anni di gestione attuale, evidenziando un utilizzo che, a suo dire, non rispecchia la natura di riserva emergenziale.
Per mitigare gli impatti sui territori interessati, Rossi ha avanzato la proposta di introdurre un regime di indennizzi per i Comuni di Cagli, Cantiano e le aree limitrofe, che subiscono i danni derivanti dai prelievi idrici. In un dialogo con l'assessore Stefano Aguzzi, si sta valutando la possibilità di dimezzare l'emissione d'acqua e di procedere alla chiusura del pozzo nel più breve tempo possibile.
Tra le soluzioni alternative discusse, Rossi ha accolto favorevolmente l'idea di prelevare acqua potabile per Pesaro dalla diga di Mercatale. Ha inoltre suggerito un potenziamento generale delle infrastrutture idriche, che includa la manutenzione delle condutture, la pulizia degli invasi esistenti, la creazione di nuovi micro-invasi e l'installazione di un dissalatore.
Proposte per il territorio e il futuro della risorsa idrica
Il consigliere regionale ha annunciato la sua intenzione di presentare, non appena tornerà in Regione, una proposta formale per un indennizzo equo in caso di futuro utilizzo del Pozzo del Burano. Tale ristoro sarebbe a beneficio dei Comuni di Cagli, Cantiano e delle aree circostanti del Catria e Nerone, territori particolarmente colpiti dalle decisioni sui prelievi.
Rossi ha ribadito con forza la necessità di un maggiore coinvolgimento dei rappresentanti del territorio nelle scelte cruciali riguardanti le risorse idriche strategiche, specialmente in periodi di emergenza prolungata come quello attuale, al fine di garantire una gestione più equa e trasparente.