Il 9 settembre 2026, a Firenze, l'assessore regionale alle politiche agricole Leonardo Marras ha aggiornato il Consiglio regionale sull'emergenza fitosanitaria della cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis). La sua relazione, in risposta all'interrogazione del consigliere Diego Petrucci (Fratelli d'Italia), ha riguardato le pinete del Parco regionale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli e il litorale pisano.
Le stime di maggio 2026 indicano che il focolaio, individuato nell'estate 2023 sul litorale pisano, ha superato i 56.000 ettari. Quest'area comprende sia le zone con presenza accertata dell'insetto sia una zona cuscinetto di 5 chilometri.
L'infestazione coinvolge 13 comuni in tre province toscane, evidenziando la vasta portata del problema.
Marras ha dichiarato che l'eradicazione dell'organismo nocivo "non appare realisticamente perseguibile". La complessità del contenimento è elevata, data l'ampiezza delle superfici e la rapidità di diffusione dell'insetto, rendendo la sfida particolarmente ardua.
Interventi e risorse impiegate
Per contrastare l'infestazione, sono stati avviati monitoraggi e indagini fitosanitarie per individuare nuovi focolai e verificarne l'evoluzione. Eseguiti anche sopralluoghi e attività di controllo. Per interventi di endoterapia e rimozione di piante compromesse, dal 2023 sono stati spesi oltre 350.000 euro, a testimonianza dell'impegno economico.
Lotta biologica: richiesta e autorizzazione
Una potenziale soluzione è la lotta biologica. La Toscana, capofila di un raggruppamento di Regioni (Lazio e Campania), ha presentato il 24 luglio 2025 al Ministero dell'Ambiente un'istanza per l'autorizzazione all'immissione in natura del Thalassa montezumae, predatore della cocciniglia tartaruga. L'autorizzazione è stata concessa soltanto per un sito specifico, nel Comune di Napoli, limitando l'applicazione su larga scala di questa strategia.