La viceministra dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, ha commentato la recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, definendola un chiarimento importante per le concessioni idroelettriche. La pronuncia chiarisce che la direttiva Bolkestein non si applica agli impianti la cui attività principale è la produzione di energia elettrica, includendo i piccoli impianti di derivazione idroelettrica.

La posizione della viceministra, espressa in una nota ufficiale, sottolinea come la sentenza fornisca maggiore certezza giuridica al settore.

Il valore strategico dell'idroelettrico e le certezze normative

Vannia Gava ha evidenziato che la pronuncia restituisce certezza a operatori e amministrazioni, riconoscendo il valore strategico dell'idroelettrico per il sistema energetico nazionale. È una fonte rinnovabile programmabile, cruciale per la sicurezza e la flessibilità della rete elettrica. I piccoli impianti di derivazione idroelettrica sono una componente significativa di tale infrastruttura.

Il Governo, ha aggiunto Gava, continuerà a operare per un quadro normativo chiaro e stabile, volto a favorire investimenti e valorizzazione del patrimonio idroelettrico italiano. Questo impegno avverrà nel rispetto della tutela della risorsa idrica, degli equilibri ambientali e delle competenze territoriali.

La decisione europea sulle concessioni per la produzione di energia elettrica da impianti idroelettrici, in particolare quelli di piccola scala, rimane centrale.

Dettagli sulla pronuncia europea

La sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, relativa alla causa C-653/24, è stata pronunciata a Lussemburgo il 3 settembre 2026. Essa scaturisce da un rinvio pregiudiziale della Corte costituzionale italiana (ordinanza del 7 ottobre 2024). Il procedimento principale vede contrapposti il Presidente del Consiglio dei ministri e la Regione Emilia-Romagna, in merito a una normativa regionale sulle concessioni.