Il ciclismo professionistico torna a fare i conti con l'ombra del doping attraverso le dichiarazioni shock di Keegan Swirbul. Il corridore statunitense, pronto a chiudere la propria carriera a fine stagione dopo un quadriennio passato in Portogallo con la maglia del team Continental Efapel, ha pubblicato un controverso video di 24 minuti su YouTube intitolato "C'è il doping nel ciclismo professionistico, le mie storie". Un'invettiva diretta che prende di mira in particolar modo il movimento ciclistico lusitano, definito senza mezzi termini dall'americano come un ambiente totalmente permissivo e privo di reali controlli.

Le rivelazioni sul "Far West" portoghese

Swirbul ha spiegato come la sua denuncia nasca da esperienze vissute in prima persona e osservate con i propri occhi durante le competizioni a cui ha preso parte.

  • Testimonianze dirette: "Corro da quattro anni in un posto dove purtroppo il doping è una realtà, cioè il Portogallo. So delle cose. Ci sono alcuni casi di persone che ho visto, con i miei occhi, doparsi nelle gare a cui ho partecipato".

  • Contesto permissivo: "Il Portogallo ha alcuni degli scandali di doping più intensi della storia. È conosciuto come il Far West del doping nel ciclismo. Possiamo fare quello che vogliamo in Portogallo".

  • Argomento da spogliatoio: L'americano ha rivelato quanto il tema sia pervasivo: "In tutte le squadre ciclistiche in cui ho gareggiato, il doping è sempre stato l'argomento principale di conversazione alla cena post-gara", dove commenti sulle prestazioni irrealistiche degli avversari sono all'ordine del giorno.

Anomalie fisiche, corticosteroidi e il caso Carvalho

A sostegno delle sue tesi, il corridore della Efapel individua due indicatori chiave per smascherare chi fa uso di sostanze: variazioni di peso inspiegabili e picchi prestazionali incoerenti.

Come esempio emblematico, Swirbul ha citato António Carvalho — definito "un leggendario dopato che è stato squalificato l'anno scorso" —, raccontando di come l'atleta si presentasse appesantito in primavera per poi trasformarsi fisicamente in vista della Volta a Portugal, apparendo "letteralmente come un cadavere". Per lo statunitense, simili trasformazioni lampo sono riconducibili all'uso massiccio di corticosteroidi (spesso coperti da Autorizzazioni per l'Uso Terapeutico - TUE), capaci di garantire una rapida perdita di peso senza intaccare la massa muscolare e la forza esplosiva.

L'altro campanello d'allarme risiede nelle oscillazioni marcate di rendimento: "Se un atleta ha picchi e crolli strani e ingiustificati durante la stagione, è un segnale estremamente negativo".

Le nuove frontiere: doping genetico e mitocondriale

Se per le categorie minori si parla ancora di metodi tradizionali, Swirbul sposta il piano del discorso quando si tratta dei grandi campioni del ciclismo mondiale. Secondo l'americano, al vertice del professionismo non si fa ricorso al doping "classico", bensì a metodologie di nuova generazione non ancora intercettate dalle agenzie antidoping.

L'ipotesi avanzata guarda al "doping genetico o mitocondriale". Per Swirbul resta valido il principio secondo cui la medicina prestazionale viaggia a una velocità superiore rispetto ai protocolli di controllo: chi impiega queste tecnologie avanzate si trova semplicemente "avanti rispetto alla scienza medica", rendendo invisibili le proprie manipolazioni agli occhi dei test attuali.