Un importante provvedimento giudiziario ha colpito lo stabilimento della Davia S.p.A., azienda attiva nella produzione di conserve alimentari, situato a Gragnano, in provincia di Napoli. Il 3 settembre 2026, l'impianto è stato sottoposto a sequestro nell'ambito di indagini che hanno rivelato gravi violazioni in materia ambientale. Le contestazioni principali riguardano l'assenza di una valida autorizzazione ambientale e l'abbandono di diverse tipologie di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi.

Le operazioni investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, sono state condotte dai Carabinieri del Noe di Napoli, con il supporto tecnico dell'Arpac.

Gli accertamenti hanno portato alla luce un quadro preoccupante di irregolarità nella gestione delle attività produttive e dei relativi impatti sull'ambiente circostante.

Le gravi contestazioni emerse nello stabilimento

Durante i sopralluoghi effettuati all'interno dello stabilimento di Gragnano, gli inquirenti hanno documentato numerose violazioni relative alla gestione dei rifiuti speciali. Tra i materiali classificati come pericolosi, sono stati rinvenuti disinfettanti, oli minerali esausti e taniche vuote contenenti residui di sostanze potenzialmente nocive. A questi si aggiungono rifiuti non pericolosi, come imballaggi in plastica e cartone, oltre a fanghi derivanti dal processo di depurazione.

Un aspetto particolarmente critico emerso dalle indagini è la modalità di stoccaggio di questi materiali: i rifiuti sarebbero stati miscelati tra loro e depositati direttamente sul terreno, in assenza di adeguate misure di protezione e contenimento. Questa pratica configura una grave inosservanza delle normative ambientali vigenti, aumentando il rischio di contaminazione del suolo e delle falde acquifere.

Le verifiche si sono estese anche al sistema di trattamento delle acque reflue industriali. È stata riscontrata la presenza di un impianto di depurazione non conforme alle prescrizioni dell'autorizzazione unica ambientale. In particolare, il numero di vasche di sedimentazione presenti sarebbe risultato inferiore rispetto a quello autorizzato, compromettendo l'efficacia del processo depurativo.

Inoltre, all'interno dell'area produttiva sono state individuate diverse opere edilizie abusive, realizzate senza le necessarie concessioni e permessi.

Le criticità legate all'autorizzazione ambientale

Un ulteriore e significativo profilo di irregolarità riguarda il processo di rilascio dell'autorizzazione unica ambientale. Le indagini dei Carabinieri hanno accertato che tale autorizzazione sarebbe stata rilasciata senza la preventiva e obbligatoria verifica della conformità urbanistico-edilizia dell'intero complesso produttivo. La Città Metropolitana di Napoli aveva espressamente indicato tale verifica come una "condizione indefettibile" per il rilascio del permesso ambientale, richiedendo al Comune di attestare la regolarità edilizia e urbanistica dell'intero stabilimento dopo opportuni accertamenti.

Tuttavia, a questa richiesta fondamentale, non sarebbe mai seguito alcun riscontro ufficiale.

Il quadro complessivo delle contestazioni evidenzia una serie di problematiche interconnesse: dalla gestione illecita dei rifiuti speciali e il loro deposito su terreno non idoneo, fino alle carenze nel sistema di depurazione e alle irregolarità urbanistiche. Tutti questi elementi contribuiscono a delineare una situazione di grave inosservanza delle norme a tutela dell'ambiente e del territorio.