I granuli bianchi avvistati nelle scorse settimane su diverse spiagge della costa toscana sono stati identificati come ammassi decomposti di lenticchie d’acqua. La conferma è giunta il 14 ottobre 2026 da Arpat, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, in seguito a un'approfondita serie di analisi. Le aree interessate dal fenomeno includono in particolare la zona tra Rimigliano e Baratti, il golfo di Baratti, il Golfo di Follonica e le coste dell’Isola d’Elba. Queste formazioni, osservate sulle spiagge, sono riconducibili a piccole piante acquatiche tipiche degli ambienti di acqua dolce, le quali hanno raggiunto il mare dalla foce dell’Arno e sono state successivamente trasportate verso sud dalle correnti marine.

Gli ammassi vegetali hanno raggiunto le coste dell’Arcipelago Toscano in uno stato avanzato di decomposizione, caratterizzato da una peculiare colorazione bianca. Tale tonalità è dovuta alla perdita di clorofilla, il pigmento responsabile del colore verde delle piante. Le indagini condotte hanno categoricamente escluso l’ipotesi che si trattasse di frammenti di plastica, una possibilità già ritenuta non corrispondente alla realtà il 22 settembre 2026. Le analisi chimiche effettuate sul materiale raccolto hanno infatti evidenziato una netta componente vegetale polisaccaridica, confermando la natura organica dei granuli.

Le indagini scientifiche e l'identificazione delle specie

Le osservazioni al microscopio, condotte dai tecnici di Arpat, si sono rivelate fondamentali per l'identificazione precisa del materiale.

Questi risultati sono stati poi confrontati con una dettagliata relazione tecnica fornita dai botanici dell’Università di Siena. Tale collaborazione ha permesso di ricondurre gli esemplari esaminati prevalentemente alla specie Lemna gibba. Questo quadro conferma che si tratta di piante acquatiche comunemente note come lenticchie d’acqua, le quali sono ampiamente diffuse negli ambienti di acqua dolce e possono formare estesi ammassi visibili anche lungo corsi d’acqua e bacini interni.

Un fenomeno diffuso: dall'Arno all'Europa

Il fenomeno della proliferazione di queste piantine non è isolato alla Toscana. Verso la fine dell’estate 2026, infatti, ammassi estesi di lenticchie d'acqua sono stati segnalati in diversi fiumi, canali e laghi in varie parti d’Italia e d’Europa.

Tra gli esempi più significativi figurano alcuni tratti del fiume Po e del Reno. In Italia, a metà settembre 2026, queste piante hanno ricoperto vaste zone dell’Arno nel tratto fiorentino. Successivamente, nei giorni 10 e 11 ottobre 2026, sono state osservate anche nella zona urbana di Pisa, dove in quel caso specifico è stata identificata la specie Lemna polyrrhiza. Per quanto riguarda l'episodio pisano, l’Agenzia ha prontamente informato il Comune sugli esiti degli approfondimenti condotti.

Il percorso dalle acque dolci al mare

La ricostruzione tecnica più accreditata suggerisce che lenticchie d’acqua di diverse specie, incluse la Lemna gibba e la Lemna polyrrhiza, abbiano tappezzato estese superfici dell'Arno e, potenzialmente, di altre acque interne.

Da questi bacini d'acqua dolce, le piante sarebbero poi arrivate al mare. Una volta in ambiente marino, le correnti e i venti dominanti le avrebbero disperse e trasportate fino a raggiungere le spiagge della Toscana, determinando l'insolito fenomeno dei granuli bianchi.