In Italia, quasi 2,2 milioni di impianti fotovoltaici con potenza inferiore a 1 MW producono circa 33 TWh di energia elettrica all’anno, coprendo quasi il 10% del fabbisogno nazionale. Un’analisi del 4 ottobre 2026 rivela che, insieme, questi impianti costituiscono la seconda forza energetica rinnovabile del Paese, superando l'eolico (22 TWh annui) e le bioenergie (18 TWh all'anno), e posizionandosi dopo l'idroelettrico.

Questi dati emergono da un’elaborazione congiunta del Centro per le Comunità Solari, in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), Solar Info Community e Consumerismo No Profit.

Le organizzazioni hanno avviato un progetto di studio sugli effetti dell'energia condivisa su cittadini, imprese e comunità. L'iniziativa mira a connettere produzione e consumi, rendendo comprensibile una condivisione energetica spesso poco visibile ai partecipanti.

Monitoraggio con Smart Meter

Il progetto si avvale di un'infrastruttura digitale già operativa. Attraverso 500 smart meter installati in Italia, raccoglie dati da contatori di consumo e produzione via onde convogliate e connessioni Wi-Fi. Ogni 15 minuti, migliaia di dati confluiscono nei server della piattaforma, dove produzione e consumo sono relazionati per la contabilizzazione dell'energia condivisa. La rete include 42 sezioni di autoconsumo collettivo, 500 famiglie e 90 imprese.

L'Impatto della Visibilità Energetica

La Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) ha posto un interrogativo centrale: “Cosa accade quando la condivisione energetica, normalmente invisibile ai cittadini, diventa misurabile e comprensibile?”. L'obiettivo è trasformare i dati raccolti in informazioni leggibili per chi produce, consuma o partecipa a configurazioni di autoconsumo collettivo. Si esplora come la visibilità di tali flussi possa influenzare comportamenti e rafforzare la percezione di appartenenza a una comunità energetica.