Il Comitato Porto Chiaro ha sollevato forti preoccupazioni riguardo all'aspetto ambientale del progetto di conversione del Porto Vecchio di Trieste. La posizione è stata ufficialmente presentata la mattina del 16 ottobre 2026, a Trieste, da Marisa Vidali e altri membri del gruppo, nel contesto di un ricorso al Tar che contesta l'iter progettuale avviato dal Comune per l'area. Il fulcro delle obiezioni del comitato risiede nel presunto “frazionamento artificioso” dell'intervento, una pratica che, a loro avviso, mirerebbe a eludere controlli ambientali più rigorosi.

Marisa Vidali ha sottolineato come il ricorso contesti direttamente l'esclusione del Porto Vecchio dalla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) ordinaria. Secondo il comitato, la decisione regionale di posticipare i monitoraggi chimici e biologici più critici a una fase successiva all'apertura dei cantieri rappresenta una scelta rischiosa. Vidali ha descritto questa impostazione come una vera e propria “cambiale in bianco”, evidenziando l'imperativa necessità di accertare la piena sicurezza dell'opera prima di concedere qualsiasi via libera definitivo. Una parte significativa delle contestazioni presentate nel ricorso si concentra, inoltre, sulla centrale termica prevista al Molo III, un impianto che, come specificato, utilizzerà acqua marina per il suo funzionamento.

La centrale termica al Molo III: rischi e contestazioni

I rischi principali individuati dal comitato sono strettamente connessi alla realizzazione della centrale termica sul Molo III. L'impianto, secondo quanto evidenziato da Vidali, non solo impiegherebbe acqua marina, ma prevederebbe anche il rilascio di biocidi, sostanze chimiche utilizzate per prevenire le incrostazioni nelle condutture. A questa problematica si aggiunge il concreto pericolo di inquinamento termico nel golfo, un'area già riconosciuta come particolarmente vulnerabile al surriscaldamento. La contestazione si focalizza, pertanto, sia sugli impatti ambientali diretti dell'impianto sia sulla tempistica delle verifiche, che il comitato ritiene debbano essere effettuate preventivamente.

Livio Stefani, intervenuto in rappresentanza del comitato, ha esteso la necessità di una valutazione preventiva anche ai grandi cantieri che si prevedono contigui e prolungati per diversi anni. Il riferimento è agli effetti cumulativi su ecosistemi marini delicati e all'analisi approfondita degli impianti una volta entrati in funzione. Stefani ha evidenziato come la combinazione tra le modifiche alla linea di costa e il flusso di acqua riscaldata dalla centrale a pompe di calore costituisca un elemento cruciale che richiede un esame attento e preventivo. Ha inoltre richiamato l'attenzione sulla pressione ambientale derivante dall'aumento previsto delle attività balneari, nautiche, sportive e ricreative lungo il litorale, che potrebbero ulteriormente compromettere l'equilibrio ecologico dell'area.